Brick up! Il soffitto Libertini
Di Chiara Druda, Danny Jorket e Sara Passamonti
A cura di Diego Troiano
Gli ultimi, ma solo in ordine di tempo, che alzano le mani a toccare il loro cielo maiolicato sono tre giovani ragazzi, tre amici. Si sono ritrovati un po per caso ed un po perché così il destino ha voluto, incrociando le loro storie personali nel teramano: dalle parti di Pineto e poi a Castelli.
Frequentano per lungo tempo il laboratorio di Enzo Marchegiani, un castellano trapiantato a Pineto, ceramista che ha trasmesso al gruppo l’amore per la ceramica, e soprattutto l’impulso alla ricerca ed alla sperimentazione.
A Castelli presso il locale Liceo Artistico, in seguito e per circa un anno, frequentano un corso sulla ceramica promosso dalla Regione Abruzzo; qui Chiara e Sara inevitabilmente si trovano a studiare ed approfondire, in maniera più corposa, la storia della ceramica castellana e progettano alcune opere di design, liberamente ispirate alla tradizione pittorica rinascimentale e compendiaria dei soffitti maiolicati di San Donato.
Pochi mesi dopo si concretizza la possibilità di realizzare un loro soffitto.
Nasce tutto dalla volontà di una persona, una loro amica, una dottoressa con la passione della ceramica: si chiama Maria Grazia Libertini che ha pensato, restaurando una sua vecchia casa, di inserirci un ambiente con la copertura maiolicata, come quella celebre di San Donato a Castelli, ma la vuole con motivi moderni lasciando la massima libertà espressiva agli esecutori. Ha quindi commissionato l’opera ai tre, in tutto 350 - 400 mattoni, stimolando e spronando l’esecuzione dell’opera: ponendo in essere una comunità d’intenti fra la commissione e chi ha eseguito l’opera, abbastanza rara nel panorama ceramologico abruzzese.
L’opera, come dicono i tre pittori, è stata eseguita “senza freni”, con libertà espressiva, mettendo a frutto, ognuno dei tre, il loro rispettivo bagaglio culturale e la loro esperienza artistica.
La scelta pittorica e cromatica della tavolozza decorativa guarda ancora a Castelli, ed ai suoi cieli: si lascia il bianco di fondo, una citazione colta ripresa dal passato: il bianco compendiario dove ci si va a rilassare ed a riposare in contrapposizione, e dopo, l’intensità pittorica dei soggetti dipinti.
Danny, che viene dall’Arte in Strada (street art) e dal Graffito (writing), costruisce delle illustrazioni o meglio delle figure che sono un misto fra animali ed esseri umani, accentuando in molti casi anche la componente ironica e caricaturale di questi personaggi. Sara porta nel gruppo il design: le interessano la forma e predilige un approccio decorativo grafico. Tale predisposizione si concretizza nella realizzazione di questo soffitto attraverso dei bellissimi ornati geometrici anch’essi eseguiti istintivamente ma avendo alla base l’evoluzione di decori geometri simili presenti nel soffitti precedenti. Ed infine Chiara che con tratto istintivo ed un approccio emotivo tratteggia un ritorno alle origini della storia della ceramica. Sue sono inoltre le rivisitazioni delle “belle donne” con la figura umana che campeggia, con vista frontale questa volta, in maniera centrale nel mattone.
L’insieme che si ottiene, componendo questo mosaico di idee e di ornati, appare a prima vista con un’alta componente di rottura con la tradizione di questi soffitti maiolicati castellani, ma a guardar bene così non è: l’evoluzione della ricerca contemporanea nel campo della pittura su ceramica ha prodotto in questo caso un oggetto d’arte dove l’istinto è educato dallo studio, ed il passato viene reinterpretato con passione e risuscitato a nuova e diversa vita.
Non da meno, infine, mi colpisce, dopo averli conosciuti, l’esuberanza dei caratteri artistici ed il talento pittorico e ceramologico dei tre: Danny, Sara e Chiara. Ognuno si porta addosso un sacco colmo di idee e di forme, vivace nella ricerca, tipico della giovinezza, che ha portato e che di certo porterà nuova linfa vitale alla pittura su ceramica abruzzese.