Pianella in Archivio.
La storia moderna di Pianella attraverso la documentazione archivistica.
6. La famiglia Todesco di Pianella.
Ricostruzione genealogica ed identificazione dello stemma,
notizie sui due palazzi (quello in via di San Salvatore e quello in via San Leonardo), sulle cappelle in S. Antonio e sulle masserie di Collalto e Crocetta a Castellana.
Diego Troiano
Allo stato attuale degli studi sembra che la fortuna della famiglia Todesco di Pianella sia da mettere in relazione con i feudatari Farnese e con la nomina ad abate a capo del clero cittadino, (compresi i canonici della collegiata di S. Antonio) di Scipione Todesco. Il religioso che resse l’abazia di Santa Maria Maggiore dal 1583 al 1587, anno in cui fu ucciso da una fazione avversa[1].
Anche se recentemente è stato rinvenuto un documento del 12 aprile 1569, nel quale si fa specifico riferimento ad una seduta dell’Università di Pianella per stabilire alcune gabelle o tasse da pagare. La riunione avviene alla presenza di molti cittadini e fra i maggiorati dell’università compare il “Magnifico Signor Giacovo Todesco, luogotenente et generale agente dell’Illustrissimo Conte di San Valentino”. Nell’elenco dei cittadini figura anche “m. Ier(oni)mo Todesco”. Come noto, il Conte di San Valentino e signore di Pianella era all’epoca Carlo della Tolfa, il quale successivamente nel 1583 vendette il contado di San Valentino a Margherita d’Austria. La famiglia Todesco quindi fu, tra le maggiori di Pianella, anche sotto i Della Tolfa, ossia prima di Madama d’Austria[2].
Il consistente territorio detto feudo dell’Abbadessa, oggi Villa Badessa in comune di Rosciano, sembra sia entrato sul finire del ‘600 fra le proprietà dei Farnese come risarcimento di un credito di circa 1169 scudi dovuti da Giovanni Todesco di Pianella che lo possedeva[3]. Allo stato attuale, la fortuna della famiglia, per come la si conosce oggi, sembra iniziare nel primo ‘600 con Giovanni Todesco[4].
In questa sede, attraverso la ricerca archivistica, condotta in particolar modo sul fondo notarile, notai di Pianella, presso l’Archivio di Stato di Pescara, si è ricostruito innanzi tutto l’inedito l’albero genealogico della famiglia (Fig. 1) dal quale appare evidente come dal primo Seicento, i figli di Giovanni Todesco hanno dato origine a due ben distinti rami, il primo di Giacinto ed il secondo di Orazio.
I due rami inoltre si sono caratterizzati per la proprietà in paese di due ben distinti e rilevanti palazzi e per l’acquisizione di due differenti titoli nobiliari.
Il ramo di Giacinto ha abitato il palazzo, probabilmente già di famiglia fin dal ‘500, sito sulla via di San Salvatore, oggi via Umberto Primo, noto come palazzo de Sanctis per essere passato per eredità dopo l’estinzione di questo ramo dei Todesco, agli Scorpione di Penne e ceduta da questi ultimi ai de Sanctis (Fig. 2, cerchiato a sinistra). Lo stesso Giacinto acquisì il titolo di Barone di Miglianico e Montupoli (CH), portato in casa Todesco da sua moglie Giovanna Antonia Valignani di Chieti, attraverso il matrimonio, nel 1659.
L’ultima discendente fu Teresa Todesco, moglie del Barone Ciro Scorpione di Penne e sorella del Barone Don Bernardino Todesco, la quale lascia tutti i beni di Pianella a suo figlio Barone Pasquale Scorpione di Penne.
Da quest’ultimo le consistenti ricchezze degli Scorpione-Todesco furono in gran parte alienate, passando in parte come varie masserie e parte del palazzo, per vendita nel 1830 al Conte Gregorio de Filippis Delfico figlio di Troiano, di Teramo. Parte, come la masseria Crocetta, venne assegnata in dote a sua figlia Baronessa Teresa Scorpione moglie di Francesco Valignani di Chieti, ed in parte, ereditate dal figlio Alessandro Scorpione furono vendute successivamente, come ad esempio la restante parte del palazzo, acquistato nel 1837 dai de Sanctis.
L’altro Ramo, quello di Orazio, acquistò agli inizi del 700 dalla famiglia Cortellini originari di Pianella ma residenti a Chieti, il grosso palazzo, oggi sede dei Carmelitani a Pianella, sito in fondo a via Monsignor Vincenzo d’Addario proprio di fronte l’ingresso della chiesa, già parrocchiale, di San Leonardo (Fig. 2 cerchiato a destra). Ferdinando Todesco ottenne l’attestato di Barone di Castiglione della Valle (oggi in comune di Colledara TE) attraverso il matrimonio con Francesca Forcella nipote di Anna Castiglione di Penne a cui in parte spettava il titolo. Anche questo ramo si estinse agli inizi del ‘900 con Andrea Todesco. I beni passarono attraverso la moglie di quest’ultimo Elisabetta Maria Filippone di Rosciano alle figlie di sua sorella: Vincenzina, Amelia e Vinca figlie di Alessandro Cortellini, le quali donarono nel 1950 il palazzo all’Ordine Carmelitano.
Per uno strano destino questa casa appartenente nel Seicento alla famiglia Cortellini, ristrutturata e trasformata in casa palaziata proprio da Giovanni Domenico Cortellini, passa dopo l’estinzione dei Todesco alle tre sorelle Cortellini, forse congiunti di questa prima famiglia.
1 - Il Ramo di Giacinto Antonio ed il palazzo in via di San Salvatore oggi via Umberto I e le masserie di Collalto e Crocetta (Fig. 2, cerchiato a sinistra).
In un Catasto del 1685 compare Giacinto Antonio Todesco che possiede fra gli altri beni nel rione di San Domenico una “casa seu palazzo con cisterna da acqua, da olio, con cortile scoperto e corteino con vasca, pilone, caposcala, in tutto 20 membra” confinante con se medesimo per il burgensatico, la via pubblica, la Rua acquaria. La casa presenta anche una torre. Il bene burgensatico descritto a confine è un sito di casa sempre nel rione di San Domenico[5].
Sul finire del ‘600 - inizi del ‘700 i Todesco vivono nel palazzo sito nella strada di San Salvatore. In uno stato delle anime della parrocchia di San Salvatore[6], infatti, è presente la famiglia con l’anziana signora Olimpia Scorpione che abita con il figlio Giacinto Antonio Todesco, Giovanna Valignani moglie di quest’ultimo ed i loro figli Domenico, Antonio, Carlo, Mattia. Con loro coabitano anche i fratelli e sorelle di Giacinto Antonio: Le signore Antonia, Vittoria, Floriana Todeschi. Giuseppe Todeschi, le signore Caterina e Annesa Todeschi.
Nel Catasto Onciario del 1746 il Magnifico Barone Don Alessandro Tedeschi di 60 anni vive con la moglie Anna Micheletti di 35 anni, i figli Bernardino, Domenico Antonio, Teresa, Maria Giuseppa, il fratello sacerdote Don Mattia e la sorella Anna. “Abita in casa propria palaziata di più membri nel rione di San Salvatore”[7].
Piena luce sulla storia famigliare dei Todesco viene fatta in un atto notarile del 29 maggio 1788, che ricostruisce la storia della famiglia con i relativi beni posseduti[8]. Il Barone Bernardino, anziano e senza figli, intende affidare una parte consistente delle proprietà di famiglia al fratello Domenico Antonio in occasione del matrimonio di quest’ultimo con l’aquilana Maria Gentileschi. Bernardino afferma che suo nonno Giacinto Antonio marito di Giovanna Antonio Valignani di Chieti lascio i suoi beni ai suoi cinque figli Carlo, Don Antonio, Don Mattia, Anna, ed suo padre Alessandro, e da questi arrivarono indivisi fino a se stesso: e sono i seguenti:
“una masseria arbustata di quercie, in questo tenimento di Pianella, in contrada di Collealto di circa tommoli trecento di terreno tra culto e inculto, porzioni della quale era stata assegnata dal detto Barone Don Giacint’Antonio alla Signora Donna Floriana di lui sorella a compimento delle sue doti.
La masseria detta Crocetta in tenimento di Spoltore e Villanova, arbustata di quercie, della capacità di tommoli duecento settanta di terreno tra il culto e l’inculto”.
Un’altra masseria nel territorio di Pianella in contrada San Giuliano.
Un’altra “masseria feudale” nel territorio di Miglianico in contrada del Castel Montupoli.
Un’altra masseria olivata detta “La Torre”, e “l’oliveto del fraginile” in contrada del Torrone e San Ippolito.
Un uliveto in contrada Santa Lucia.
Un uliveto in contrada Pusciana.
Un vasto terreno nella Via Piana.
Un uliveto nel tenimento di Spoltore.
Una casa di più vani confinante con la casa Miozzi.
Vari capitali di censo.
Nell’atto notarile il Barone Bernardino elenca una serie di consistenti migliorie fatte da lui stesso, verosimilmente nei decenni precedenti, e fra queste:
“ha fatto con proprio denaro nelle masserie di Collealto le seguenti migliorazioni, cioè fabbriche per abitazione dei socci, per stalle di animali[9] ducati 183, per capitale di animali vaccini, pecorini, porcini ducati 363, per paglia e fieno ducati 50. Per migliorie di vigna, canneto, pioppi e frutti gentili ducati 52 e grana 64 che in unum fanno il capitale di ducati 648 e grana 64, li quali al cinque per cento danno la rendita di ducati 32 e grana 53”.
“Più esso signor Barone ha fatto con proprio denaro nella masseria di Crocetta le seguenti migliorazioni, cioè ha pagato ducati 148 a Biaggio di Ottavio affittatore della masseria in fine dell’affitto per accrescimento di fabbriche necessarie per i socci[10] e stalle di animali dal medesimo fatte di suo consenso (Fig. 3), e per la rata toccatagli per accrescimento di querce, giusto il patto, e più ha speso ducati 108 e grana 50 per capitale di animali vaccini, pecorini e porcini e finalmente ducati 18 per capitale di paglia e fieno e per capitale di piantoni menanti di olivi ducati 25, quali somme unite fanno il capitale di ducati 299 e grana 50, quale alla ragione del cinque per cento, da la rendita di annui ducati 15”.
Segue l’elenco delle migliorie fatte nella masseria delle Case Nuove nel territorio di Pianella. Nella masseria olivata detta La Torre, all’uliveto del Fraginile, all’uliveto in contrada di Santa Lucia e piantoni nel vasto terreno sito nella via Piana.
“Oltre ai detti acquisti da esso Signor Barone fatti, il medesimo asserisce aver speso nella propria abitazione, di proprio denaro ducati 3500 per necessari accrescimenti interni ed esterni di fabbrica signorile[11] a tenore della propria condizione, per un decente ripartimento di essa per comodo della famiglia e per un competente arredo di civile mobilio …”.
Inoltre “asserisce similmente esso Signor Barone aver comprato, per ducati 210, uno stucchio con 12 grosse posate di argento, posatone ed altre 4 posate che si tengono per l’uso quotidiano, quali comperò dal Barone Gervasoli di Ortona,
assieme colle altre 2 ereditarie,
6 giarre con cocchiarini e piattini di sorbetto di argento per ducati 130,
2 saliere di argento per ducati 12
Una zuccheriera in argento per ducati 12
una guantiera di argento per ducati 36 e
2 candelieri di argento per ducati 20
Che sommano ducati 420. Siccome asserisce di aver cambiato tutti gli argenti ereditari per essere fuori di moda, con quelli che esistono colla rifusa di ducati 50 e sono
6 candelieri da tavolino
Un bocale fatto a forma di caffettiera e suo bacile da lavar mano, quali argenti rimangono tutti a sua disposizione …”.
Inoltre il Barone Don Bernardino afferma che tale passaggio di beni al fratello si è reso necessario in quanto lui non ha avuto figli, dopo 21 anni di matrimonio con la Signora Donna Maria Carli; ed allo scopo di non far estinguere la famiglia Todesco, per mancanza di “prole mascolina”, “ha risoluto far ammogliare il di lui minor fratello Don Domenic’Antonio”, che ha già stipulato i capitoli matrimoniali e “sta per contrarre” il matrimonio con la signora Maria Gentileschi dell’Aquila con assegnamento della dote pari a 2500 ducati in contanti, somma già ipotecata sopra l’uliveto in via Piana con casa rustica. Per sopportate il peso di detto matrimonio, il Barone assegna al fratello:
La masseria in territorio di Pianella data in enfiteusi a Giuseppe, Nicola e altri fratelli d’Annibale,
l’uliveto dato in enfiteusi a Francesco Morelli,
la masseria sita nel tenimento di Rosciano,
la masseria detta Casa Nove data in enfiteusi a Domenic’Antonio delli Navelli,
l’uliveto in Moscufo,
un orto,
l’uliveto detto la Torre
l’uliveto in contrada Santa Lucia
l’uliveto e vignato in via Piana con casa rustica,
un forno e vari capitali di censo.
Altresì cede al fratello il “quarto nuovo”della casa “dove al presente sta, acciò possa continuare a dormirci colla sua signora sposa ed assegnargli ancora una stanza superiore a quella dove si mangia, per uso delle sue donne di servizio rendendo esso Signor Barone comuni li quarti di detta casa da ricedere, e per uso dè forastieri, col peso però di dovere, detto Signor Domenic’Antonio fare nelle occorrenze li risarcimenti bisognevoli a tutto il palazzo”.
Inoltre al Barone e alla Baronessa il fratello si impegna a dare 3 metri “di olio chiaro e dolce” ogni anno nel mese di gennaio, e di dare “4 decine di sapone bianco fatto in casa”. Il Barone concede al fratello la facoltà di poter “legnare in Collalto e Crocetta”, il quantitativo di legna stabilito con Biagio di Ottavio per “l’uso del fuoco”.
Il lungo atto notarile presenta varie altre clausole e fra queste, si stabilisce che in caso di morte del Barone Bernardino, la vedova possa pretendere oltre al vitto e alloggio anche 130 ducati “da esigersi sull’affitto di Collealto ed enfiteusi di Crocetta”. Si specifica che della dote della Baronessa Maria Caroli “restino residui” 1200 ducati ipotecati sulla masseria di Collalto.
Con quest’atto notarile il Barone Bernardino cede tutto al fratello riserbandosi per se solo “le due masserie di Collalto affittate a Biagio d’Ottavio per annui ducati 170 e di Crocetta data allo stesso in enfiteusi per l’annuo canone di ducati 130”[12].
Infine lo stesso Bernardino Todesco afferma che della rendita enfiteutica di una casa in Pianella, da lui acquistata nel 1784 da Monsignor Abate Niccolò Franchi, si debba far celebrare 37 messe l’anno “nell’oratorio di sua casa, durante la sua vita; e seguita la sua morte, si debbono far celebrare le 37 messe … nell’Altare di Sant’Antonio per anni 20 da principiare dal giorno della sua morte, in suffragio dell’anima sua, non sussistendo l’oratorio di sua casa …”.
Dal lungo atto notarile appare inoltre interessante porre l’attenzione in particolar modo sulle migliorie effettuate dal Barone Bernardino Todesco nei sui terreni e soprattutto nella sistemazione del palazzo in via San Salvatore con la costrizione della nuova facciata così come la vediamo oggi (Figg. 4 e 5).
In tale occasione furono lasciti sul lato posteriore e su quello ad ovest e fanno bella mostra di se ancora oggi i cornicioni in pietra originali del palazzo, risalenti alla seconda metà del ‘500 - primi del secolo successivo (Figg. 6, 7 e 8).
Cercando di circoscrivere con maggiore precisione la cronologia di questi interventi, appare verosimile che i lavori siano avvenuti dopo la morte del padre Barone Alessandro, deceduto nel 1748 e qualche anno prima della stesura dell’atto del 1788, quando risultano già compiuti. Quindi orientativamente possiamo datarli ai 40 anni compresi fra il 1748 ed il 1788.
Oltre il rinnovo dell’argenteria sopra menzionata, che ben si inserisce nell’ottica di svecchiare il palazzo ed il suo arredamento, il Barone Bernardino Todeschi acquista, nel 1766, forse in occasione del suo matrimonio con Maria Carli, “un servizio da tavola fatto venire dalli Castelli”, forse con lo stemma Todesco, per il quale paga ducati 27 e grana 25[13].
Le maioliche di questo servizio non erano molto dissimili da quelle presenti nel vicino palazzo in piazza san Salvatore di Zopito de Felici, Barone di Rosciano e casale San Giovanni, zio di Bernardino Todeschi in quanto la madre di quest’ultimo Anna Micheletti era sorella di Ippolita Micheletti moglie di Zopito de Felici,
Probabilmente sia i Todesco che i de Felici si rivolsero entrambi a Castelli per un servizio da tavola.
A Tale proposito si noti l’alzata superstite (Fig. 9), già a Pianella in casa de Felici, databile agli anni ’60 del ‘700, quindi coevo a quello Todesco. Sulla maiolica è presente un tipico paesaggio castellano e stemma bipartito dei di Felice sulla sinistra e Micheletti sulla destra[14].
Sfortunatamente a soli pochi anni dalla stesura di questo lungo atto notarile (1788) il fratello Domenico Antonio Todesco il 25 aprile 1796 muore, senza lasciare eredi. Lo stesso anno il Barone Bernardino, erede del fratello, si affretta a restituire la consistente dote di 2500 ducati alla cognata Maria Gentileschi di L’aquila, aggiungendo i gioielli che gli furono regalati dal defunto marito[15].
A questo punto il ramo di Giacinto Antonio della famiglia Todesco, è destinato da li a pochi anni, ad estinguersi. Infatti Bernardino si spense il 19 gennaio 1810 all’età di 78 anni, sua moglie Maria Carli il 4 febbraio 1813 all’età di 73 anni. Entrambi risultano sepolti in Sant’Antonio.
Tutti i consistenti beni dei Todesco, compreso il palazzo nella via di San Salvatore, passarono alla sorella di Bernardino, Teresa Todesco, che aveva sposato nel 1754 il Barone Ciro Scorpione di Penne ed a suo figlio Pasquale Scorpione e al figlio di quest’ultimo Alessandro Scorpione.
Pasquale Scorpione mantenne dopo la morte nel 1810 dello zio Bernardino i beni di Pianella per circa un ventennio, poi oberato da molti debiti, incominciò a disfarsi dell’eredità pianellese.
Parte del palazzo ed altri beni fra cui la masseria di Collalto venduti nel 1830 a Gregorio de Filippis Delfico, Conte di Longano e la consegna come dote della masseria Crocetta a Teresina Scorpione.
Nel 1830 il Barone Pasquale Scorpione cedette, in cambio di un importante credito vantato dal Conte Gregorio de Filippis Delfico figlio di Troiano, di Teramo[16] molte masserie site nel territorio di Pianella e parte del palazzo (9 vani)[17]. Assegnò, sempre nel 1830, la masseria di Crocetta (sita nel territorio di Spoltore e Cepagatti) in dote alla figlia Teresa Scorpione in occasione del matrimonio avvenuto nel 1822 con Francesco Valignani di Chieti[18].
Suo figlio Alessandro Scorpione infine nel 1837, vendette la restante parte del palazzo (18 vani) a Pietrangelo de Sanctis di Pianella.
Nell’atto notarile del 1 luglio 1830, molto lungo, dopo un dettagliato elenco dei beni dei Todesco a Pianella, si effettua innanzitutto la divisione fra padre e figlio Scorpione dell’eredità, segno questo evidente che anche il pronipote Alessandro era entrato nell’asse della successione pianellese, come vedremmo poi in quanto erede di sua zia Diomira Scorpione.
Ad eccezione di alcuni terreni[19], vengono elencate le suddette proprietà con le relative rendite o valori:
“Un terreno seminatorio, e parte inculto con ulivi, vigna, querce ed altri alberi fruttiferi, con case rustiche in contrada di Collalto, confinante con i beni di Crescenzo Mattozzi, con quei di Don Odoardo de Octaviis, il fosso Melone, con i beni di Don Tommaso de Felici e con quei del Monastero di San Pietro di Chieti”. Segue
Un terreno in San Martino con casa rustica.
Un terreno in contrada di Fontanola, confinante con il fosso Rio.
Sei pezzi di terreni in contrada Fonte della Noce.
Due terreni in contrada San Giuliano di cui uno con casa rustica.
“Una casa palaziata in detto comune di Pianella nella contrada di San Salvatore, confinante in tutti i lati con le strade pubbliche”.
Una stanza di casa in vico degli Astuti.
Una casa di una stanza nel Largo del Torrione.
Due vani di casa in Largo del Torrione.
Segue l’elenco dei beni concessi in enfiteusi siti nel territorio di Pianella:
un terreno in contrada Pusciana tenuto da Francesco Morelli.
Una casa con forno nel largo del trappeto grande concessa a Giuseppe di Fonzo.
Una casa nella strada municipale.
Due terreni con case rustiche nel territorio di Moscufo nelle contrade Cupone e San Pietro.
Segue l’elenco dei terreni dati a “tomolo per tomolo” ed intestati agli stessi tomolari.
Il valore totale dei beni, comprensivi i 4000 ducati della masseria Crocetta data in dote a Teresa Scorpione ammontano a ducati 31.567 e grana due e cavalli dieci.
A questo punto si aggiunge che il baroncino Don Alessandro Scorpione concorre alla successione per la sola terza parte dei beni, in quanto erede della fu defunta sua za Diomira Scorpione.
La divisione quindi prevede una quota al padre Pasquale pari a 21.044 e 68 grana e 6 cavalli.
Ed una quota al figlio Alessandro pari a 10.522 e 34 grana e 3 cavalli.
Pasquale Scorpione con i sui due terzi di eredità spettantigli passa i seguenti beni al Conte Don Gregorio de Filippis Delfico per risanare il debito che aveva con lui. Il debito, che con questo atto risulta estinto era pari a ducati quattordicimila, oltre gli interessi[20].
Cede quindi al Conte: Il “terreno in contrada Collalto … del valore di ducati 9568 grana 5 e cavalli 10”.Terreno a San Martino (valore ducati 1235, terreno in contrada San Giuliano (valore ducati 2508), terreno in contrada Fonte della Noce (valore ducati 117), terreno in San Giuliano (valore ducati 4703).
Ai terreni si aggiunge una parte della “casa palaziata in Pianella nella strada di San Salvatore e propriamente il quartino a sinistra della gradinata, consistenti
a prima entrata nel portone a man sinistra due camerini.
Al primo piano superiore in cinque camere in una delle quali esiste una cappella, restando però il diritto al convivente Don Alessandro Scorpione di far rimanere fermo e servirsene del corretto corrispondente alla detta cappella come attualmente trovasi; due camerini ed un retrè
Ed al secondo piano in una cucina e due camere contigue.
Come pure il terraneo addetto a stalla grande
Colla stanza superiore, colla facoltà di poter alzare detta stanza superiore fino all’altezza corrispondente per costruirvi la lamia.
Nonché il solo uso del calderone da cuocer mosto in quei tempi che avverranno la raccolta di tal genere.
E la contigua porzione di cantina corrispondente al quarto della strada fino a due palmi sotto la porta d’ingresso dalla parte del cortile.
Inoltre la porzione del fondaco terraneo dove trovasi la cisterna da olio, restando a beneficio del Barone Don Pasquale la cisterna a prima trovata nell’entrare dalla parte d’ingresso, con doversi però costruire un muro divisorio fra le dette due cisterne in linea retta da capo a piedi, a carico comune …”. Restano in comune il portone, di cui ciascuna delle parti avrà una chiave, l’androne coperto e lo scoperto, la cisterna da acqua che è nel cortile scoperto, nonché la gradinata, così come rimangono in comune i canali adatti a portare l’acqua alla cisterna. Rimane in uso comune pure il belvedere che è nella parte superiore della casa.
Si specifica che il valore dell’intero palazzo corrisponde a ducati 1630 e grana 69, quindi la porzione sopra descritta che ne costituisce un terzo è ceduta al Conte de Filippis Delfico al prezzo di ducati 550 e grana 23. Mentre i due terzi rimasti spettanti ad Alessandro Scorpione corrispondono al valore di ducati 1086, grana 76 e 8 cavalli. Lo stesso Alessandro riceve dall’eredità Todesco vari altri terreni: a Fontanola, due terreni a Fonte della noce, due terreni in contrada Via Piana, la stanza di casa in vico degli astuti, la stanza di casa in largo del Torrione, la casa di 2 vani sempre in largo Torrione, terreno in contrada Pusciana, la casa con il forno e tutti i terreni dati a tomolo per tomolo.
Nello stesso anno 1830 il Conte De Filippis Delfico affitta la masseria di Collalto ai fratelli d’Annibiale[21].
Dell’eredità Pianellese rimangono infine, ancora da definirsi nella divisione fra il padre ed il figlio Scorpione “tutti i mobili, oggetti preziosi ed altro descritto nell’ultimo testamento del suddetto fu Barone Bernardino Todesco di Pianella, senza data ed aperto in Teramo a nove febbraio 1810 e li registrato il 13 detto, numero 3, foglio 88[22].
La parte del palazzo Del Conte de Filippis Delfico pervenne nel ‘900 al signor Vincenzo di Leonardo ed a sua moglie Gilda Pietrangelo.
Ereditata dalla figlia Marta di Leonardo, oggi è abitato della figlia di quest’ultima Serena d’Incecco.
Parte del palazzo ed altri beni ereditati da Alessandro Scorpione e venduti nel 1837 a Pietrangelo de Sanctis di Pianella.
Come visto sopra, nel 1830 vi fu la divisione dei beni dei Todesco fra il nipote Barone Don Pasquale Scorpione ed il figlio di quest’ultimo Alessandro.
Dopo sette anni, la morte del padre, ed il suo matrimonio, anche il Barone Alessandro Scorpione decise di disfarsi della sua quota, pari a due terzi (18 vani), del palazzo di Pianella.
Con atto notarile nel febbraio del 1837, infatti, il Barone Don Alessandro Scorpione di Penne vende a Don Pietrangelo de Sanctis fu Sabatino, proprietario di Pianella, “la sua quota parte della casa palaziata, sita in Pianella e propriamente quella che gli spettò dall’eredità del fu Barone Don Berardino Todesco … in confine colla rimanente quota di detta casa che si possiede dal Conte Don Gregorio de Filippis”. Cede anche il diritto che ha sull’uso della cappella che è nell’appartamento del Conte, ovvero il diritto di servirsi della cappella per ascoltare la santa messa “dal cosiddetto coretto corrispondente alla detta cappella, ogni qualvolta il detto Conte farà celebrare” il rito religioso. Al de Sanctis vengono vendute anche due servitù concesse al Conte, ovvero quella di “poter alzare i muri della casa detta stalla grande colla stanza superiore corrispondente e costruirvi la lamia a detta stanza”. Oltre all’altra servitù ovvero dell’uso del calderone da cuocer mosto esistente in detta casa, solo però nel tempo della raccolta dell’uva. Rimangono in comune “il portone di entrata al palazzo intero, colla facoltà di averne una chiave; l’androne coperto e lo scoperto, la cisterna da acqua che è nel cortile scoperto; nonché la gradinata all’appartamento”. Fra le altre clausole si specifica che rimangono in comune le spese “dei canali addetti a riunire le acque nella cisterna”; così come è di uso comune anche se di proprietà del Barone Scorpione, “il belvedere che è nella parte superiore della casa, in modo che ciascuno vi abbia un’entrata”. Viene venduto infine al de Sanctis un vano si casa a pianterreno sito in Pianella nel Vico degli Astuti, bene che il Barone Alessandro aveva ereditato dal padre, oltre ad un terreno in contrada Fonte Gallo.
La vendita avviene al convenuto prezzo di 2500 ducati[23].
Per un destino avverso, Don Pietrangelo de Sanctis muore il 15 dicembre dello stesso anno 1837. Nell’atto di morte presso lo Stato Civile del Comune di Pianella si specifica che il decesso avvenne prematuramente, all’età di 49 anni (era quindi del 1788 ca.). Nato a Spoltore, ma residente a Pianella, figlio dei defunti Sabatino e Anna Domenica de Cesaris, di professione possidente.
Questa famiglia de Sanctis, (da non confondere con altre omonime famiglie pianellesi)[24] era originaria della vicina città di Spoltore. Residenti a Pianella quantomeno dagli anni ’10 dell’ ‘800 quando nasce il 16 marzo 1813 Desiderata de Sanctis, figlia di Donato (fratello del suddetto Pietrangelo). Nell’atto di nascita presso lo Stato Civile del Comune di Pianella, Donato viene indicato con la professione di mercante, di 28 anni, residente nella strada di San Leonardo. La moglie Serafina Carusi è indicata con l’età di 37 anni. Il de Sanctis non firma l’atto dichiarando di non saper scrivere.
Due anni dopo, il 25 ottobre 1815 nasce Odoardo Calisto Arcangelo, detto poi solo Odoardo figlio di Donato che continuerà la discendenza pianellese della famiglia. Nell’atto di nascita il padre viene indicato con la professione di mercante, dall’età di 31 anni, domiciliato in vico de’ Fiori. La madre del bambino è Serafina Carusi[25].
Donato morirà il 13 settembre del 1828 all’età di 43 anni, (era quindi del 1785 ca) e come per il fratello viene specificato che era nato a Spoltore, figlio di Sabatino ed Anna Domenica de Cesaris.
Tutti i beni dei due fratelli Donato e Pietrangelo passarono al figlio e nipote Odoardo.
Per l’occasione si è ricostruita la genealogia di questa famiglia (Fig. 10), da Odoardo e Rosalia de Horatiis di Chieti nascono vari figli fra cui l’ing. Giulio che a sua volta genera Ernesto de Sanctis, corazziere in Roma[26].
Il palazzo fu abitato dalla famiglia fino agli anni ’30 - ’40, successivamente in epoca recente venne venduto al Dottor Giacomo di Felice ed utilizzata come sua abitazione.
2 - Il ramo di Orazio e il palazzo di fronte la chiesa di San Leonardo (Fig. 2 cerchiato a destra).
Già con il padre Giovanni Todesco in vita i documenti d’archivio ci restituiscono due ben distinti rami della famiglia; il primo ramo con i figli Orazio, Carlo e Giacomo procreati con la prima moglie Agnese di Martino ed il secondo ramo con Giacinto Antonio e fratelli procreati con la seconda moglie Olimpia Scorpione di Penne.
In un atto notarile del gennaio del 1660 il Magnifico Giovanni Todesco assegna la legittima e consegna le doti della madre ai suoi due figli Orazio e ed il Canonico Carlo Todesco. Viene specificato che questa decisione fu presa per maggiore comodità, maggiore utilità e per altre legittime cause, volendo i figli vivere separatamente dalla casa del padre; Giovanni assegna loro solo la legittima ed elenca minuziosamente tutti i beni che cede ai due figli:
La masseria di San Martino, il piano della Cona Scognana, la vigna che fu di Giovanni Domenico Miozzi, la Torre Todesca, oro, vestiti da donna, il grano esistente nella fossa dentro il convento del Carmine, altro grano esistente dentro la fossa davanti la casa de’ Miozzi, vino, 5 botti, olio, un cavallo, la quarta parte della casa dove attualmente abita[27], 4 scrofe, 20 ducati in denaro, suppellettili di casa, crediti in denaro concessi al convento di San Domenico e ad altri; e soprattutto molti capitali di censi concessi a vari uomini di Pianella, ma anche di altri comuni limitrofi. Inoltre concede l’uso del “sedile” o banchi che la famiglia Todesco ha nelle chiese di S. Antonio Abate, San Domenico e nella chiesa del Carmine. Infine Assegna ai due figli l’usufrutto, che sommano la cifra di 2646 ducati dei beni dotali della fu Agnese di Martino, sua prima moglie e madre di Orazio e Carlo. Per questa cifra consegna molti atti censuali fra cui spicca quello di 800 ducati di capitale contro il barone Giacinto Castiglione di Penne[28].
Lo stesso giorno, e nella stessa occasione, per la penna dello stesso notaio, il Canonico Carlo Todesco dona al fratello Orazio la sua porzione di legittima e la parte a lui spettante dei beni dotali della defunta loro madre, nell’atto si parla anche dei beni dotali della defunta moglie (di Orazio) signora Camilla Torricelli. La donazione è effettuata con l’obbligo da parte di Orazio di assistere il fratello e di alimentarlo vita natural durante[29].
Sempre lo stesso giorno e per la penna dello stesso notaio viene redatto un terzo atto notarile nel quale il Magnifico Giovanni Todesco cede al figlio Canonico don Carlo la gestione della cappella di famiglia dedicata a S. Antonio situata nella chiesa omonima[30].
In uno frammento di Catasto Vecchio non datato, ma con ogni evidenza anteriore al 1670 data della morte di Orazio Todesco, fra i beni gentileschi che lo stesso possiede, viene censita una casa in rione San Salvatore confinante con la strada a due lati, con Menco Fanciullo, Nard’Antonio Miozzi per il muro comune. Aveva anche una casa nello stesso rione con cortile e cisterna da olio, con 3 vani coperti ed uno scoperto confinanti con la strada a due lati, con i suoi stessi beni burgensatici, la Rua Acquaria e la Corte per muro comune[31].
Da altre fonti apprendiamo che il Canonico Carlo aveva una casa, acquistata nel 1661, nell’altra parte del paese, in rione di San Leonardo[32], probabilmente la stessa dove il Reverendo Don Orazio, appellato con l'acronimo Iuris Utroque Doctor (ovvero dottore laureato in diritto civile e diritto canonico), viveva proprio in questo periodo.
Qui il 3 gennaio 1670 il notaio Orazio Antonio Fiore si reca presso la sua abitazione sita come detto nel rione di San Leonardo per raccogliere le ultime volontà, trova Orazio Todesco giacente nel letto infermo nel corpo, ma sano di mente. Lascia tutti i suoi averi al figlio Gaetano, istituendo l’istituto del fidecommesso ovvero l’obbligo dell’erede di conservare l’eredità e trasferirla di padre in figlio, solo in linea mascolina e solo al primogenito. Lascia inoltre 2000 ducati a testa per la dote delle due figlie Agnese e Caterina[33].
L’acquisizione di palazzo Cortellini in San Leonardo da parte di Gaetano Todesco.
Nell’anno 1724, attraverso due atti notarili, Gaetano Saverio Cortellini appartenente ad una stimata famiglia di origine pianellese, residente a Chieti (figlio di del defunto Tommaso e nipote di del Dottor Giovanni Domenico), insieme con la madre vedova Anna Cardone vendono al Canonico Pietr’Antonio Pardi di Pianella una grossa masseria e soprattutto il palazzo che avevano in Pianella. Dopo qualche mese, il Canonico Pardi rivendette il palazzo a Ferdinando Todeschi.
La casa palaziata in oggetto, come vedremo in seguito, è il risultato di lavori di sistemazione, accorpamenti ed ampliamenti vari con altre costruzioni, voluti e realizzati intorno alla metà - terzo quarto del ‘600 dal dottor Giovanni Domenico Cortellini, nonno del suddetto Gaetano Saverio.
Eco cosa dice l’atto: Il 31 agosto del 1724, in Chieti, in casa del magnifico Gaetano Saverio Cortellini sita in rione Sant’Antonio Abate, alla presenza di Michele Pignatari di Pianella Regio Giudice a Contratti, Francesco Melfi di Pianella notaio ed i seguenti testimoni Silvestro Monticella e Giacinto Labieni di Pianella e Gaetano Ruoco di Chieti.
Si costituisce da una parte il Signor Gaetano Saverio Cortellini e sua madre vedova Signora Anna Cardone della città di Chieti e dall’altra parte il Reverendo Canonico Don Pietr’Antonio Pardi di Pianella e per esso il reverendo Don Cesare Pardi suo procuratore.
Le parti asseriscono innanzi tutto che i Cortellini (madre e figlio) possiedono una masseria sita nel territorio di Pianella, di tomoli 173 di terreno, con querce, ulivi, vigne, casa rustica di più vani, sita in contrada di “Fonte Prigliana Fontanoli seu il Rigo”. Confinante da capo con i beni dell’Abbazia di Pianella, da un lato con Diego d’Ercole e Silvestro Sciolatta, da piedi il fosso ed altri confini. “Incorporati” a detta masseria vi sono 6 tomoli e 3 coppe di terreno del Reverendo Capitolo di Pianella, che si tengono dai suddetti a “tomolo per tomolo”, con la corrisposta annua da pagarsi di 1 tomolo di grano. Inoltre nei 173 tomoli, vi sono compresi 9 tomoli di terreno gentilesco per i quali si è chiesto ed ottenuto per la vendita l’assenso ducale del Serenissimo Duca di Parma[34].
Si ricorda inoltre che sulla stessa masseria pendono un’ipoteca per 3 censi che il Canonico Don Pietr’Antonio Pardi deve conseguire dai Cortellini. Il primo dell’anno 1718 di 400 ducati, il secondo dell’anno 1720 di 300, il terzo dell’anno 1722 di altri 400 per la somma complessiva di 1100 ducati che con gli interessi fanno 1227 ducati e 7 carlini.
E proprio a seguito a questo consistente debito che la famiglia Cortellini con il presente atto, vende la detta masseria al Canonico Pardi creditore. Il terreno viene valutato 1691 ducati e 15 grana per cui Pardi consegna la differenza pari a 464 ducati ai Cortellini, che adoperano questa somma per estinguere un altro censo.
Nello stesso atto notarile, inoltre, interviene sempre lo stesso Gaetano Saverio Cortellini, anche in qualità di erede della defunta sua zia Anna Cortellini e sua madre, vedova Anna Cardone che vendono allo steso Pardi anche una casa palaziata che la famiglia ha in Pianella nel rione di San Leonardo.
Nell’atto viene specificato che i Cortellini avevano già venduto precedentemente la suddetta casa palaziata a Gesualdo de Felici al prezzo di 1520 ducati, ma, dopo la vendita chiesero, senza indicarne nell’atto in oggetto la motivazione, la restituzione dell’immobile. Si specifica che il caso fu discusso “tanto nella Corte delle Prime quanto in quella delle Seconde” cause di Pianella con decreto sfavorevole al de Felice che, dovette riconsegnare il palazzo, richiedendo naturalmente indietro i 1520 ducati sborsati per l’acquisto.
A questo punto Gaetano Saverio Cortellini e sua madre non avendo il denaro da restituire vendono per la stesso prezzo di 1520 ducati al Canonico Pietr’Antonio Pardi, la “casa palaziata sita e posta dentro detta Terra di Pianella, nel rione di San Leonardo, confinante davanti con la strada pubblica, dietro l’attendimi [le mura del paese], da un lato il largo di San Leonardo e dall’altro lato Domenico Orsolini …”.
In questo modo tutti i beni dei Cortellini in Pianella passano al Canonico Pardi. La somma da ridare al signor Gesualdo de Felici viene consegnata a Domenico Cipriani che per procura lo rappresenta[35].
Dopo solo un mese, il Canonico vende il suddetto palazzo a Gaetano Todesco.
La tempistica con la quale avviene il passaggio dell’immobile appare quantomeno sospetta e fa pensare che evidentemente vi era un precedente accordo fra le parti, e che Pardi fu solo l’intermediario fra Cortellini e Todesco.
Così viene scritto nell’atto: Il 2 ottobre del 1724, a Pianella, in casa del “Domino” Don Gaetano Pardi, alla presenza del notaio Francesco Melfi, di Michele Pignataro, Regio Giudice a Contratti ed i seguenti testimoni: Reverendo Don Antonio de Astolfo, Pasquantonio di Loreto, ambedue residenti a Pianella ed Annibale Mazzocchi di Moscufo.
Interviene il Reverendo Canonico Don Pietr’Antonio Pardi che afferma di possedere una casa palaziata di più vani, sita in Pianella nel rione di San Leonardo, confinante davanti con la strada pubblica, dietro con le mura del paese, da un lato Domenico Orsolino e dall’altro lato la chiesa di San Leonardo. Si precisa che il palazzo fu acquistato dal Magnifico Gaetano Saverio Cortellini con atto stipulato dallo stesso notaio il 31 agosto dello stesso anno. L’immobile viene venduto a Gaetano Todesco al prezzo di 1520 ducati.[36]
Nel Catasto Onciario del 1746 il Magnifico Barone[37] Don Ferdinando Todesco di 48 anni vive con la moglie Francesca Forcella di 41 anni, i figli Pasquale di 8 anni e Mariangela di 10 anni e la sorella vedova Eufrasia, un fattore e vari altri domestici. “Abita in casa propria palaziata di più membri nel rione di San Leonardo[38].
La storia seicentesca del palazzo Cortellini in San Leonardo
La documentazione archivistica rintracciata, ha inoltre permesso di definire con più precisione la storia seicentesca dell’immobile, ovvero le dinamiche, i passaggi di proprietà e la trasformazione da casa in palazzo effettuata per volere e con il capitale del dottor Giovanni Domenico Cortellini[39] (Fig. 11).
La notizia più antica del fabbricato è del 1633 quando risulta di proprietà della famiglia Della Puca. In questa data fu assegnata come dote a Navilia (detta poi Lavinia) Della Puca moglie da diversi anni di Giacomo Reduzzi di Milano residente a Pianella.
A Navilia era stata promessa dai fratelli Domenico, Ovidio, Scipione e Salvatore Della Puca una dote, pari a 450 ducati, attraverso i capitoli matrimoniali redatti il 16 febbraio 1608, e solo in parte consegnati: il 18 luglio 1610, la famiglia della sposa assegna la sola biancheria, pari al valore di 100 ducati: lenzuola, cuscini, tovaglie, “mantili”, vestiti, camicie, “mandricchie” ed un materasso. Adesso vari anni dopo, nel 1633, con atto notarile i fratelli assegnano alla sorella Navilia a conclusione dell’intera dote promessa ed ancora non consegnata, per il valore di 200 ducati: una casa con casaleno sita in Pianella nel rione di San Leonardo confinante da un lato con la chiesa di San Leonardo, da piedi e da un lato con le mura del paese e dall’altro con la strada pubblica. Inoltre i fratelli Della Puca consegnano 150 ducati in moneta, ovvero la somma restante per la definitiva dotazione della sorella[40].
Successivamente Navilia o Lavinia Della Puca dona la metà di questa casa a sua figlia Caterina Reduzzi come dote ed in occasione del matrimonio di quest’ultima con il dottor Giovanni Domenico Cortellini[41] e la metà restante la cede a suo nipote chierico Giuseppe Carlini, per costituirgli il sacro patrimonio. In questa occasione, nel 1649, si apprende che la metà della casa, sita in Pianella nel rione di San Leonardo, è indivisa con la figlia Caterina e che l’immobile ha una cisterna per l’acqua ed un cortile[42].
Negli anni successivi si documenta che il chierico Giuseppe Carlini, acquisì alcune fabbriche confinanti con la proprietà: in particolare una casa di due vani, oltre la metà di un’altra casa confinante e fu tutto inglobato e ristrutturato, a spese del Dottor Giovanni Domenico Cortellini, trasformando la vecchia casa dei Della Puca nel palazzo che conosciamo e vediamo ancora oggi.
Nella nuova casa palaziata continuarono però ad abitare solo i fratelli Carlino, il chierico don Giuseppe e Pace. Il dottor Giovanni Domenico Cortellini aveva lasciato Pianella “se ne andò ad abitare nel Cervaro”[43] con la moglie Caterina Reduzzi lasciando tutti i beni mobili di quest’ultima, anche dotali, nel palazzo di Pianella.
Nel catasto del 1684 l’immobile di 12 vani risulta fra le proprietà di Pace e Chierico Giuseppe Carlino.
Tutte queste notizie sono tratta da un atto notarile del 1703, documento nel quale il Dottor Tommaso Cortellini e suo cugino Pace Carlino si accordano per la divisione ereditaria delle loro rispettive madri, le sorelle Caterina e Maria Francesca Reduzzi, e per i nuovi acquisti di stanze e case confinanti. L’intero palazzo viene assegnato in questa occasione a Tommaso Cortellini.
Così viene scritto nell’atto: Il 23 luglio del 1703 in Pianella, nella spezieria di Bartolomeo Parofilo (?) sita presso la Piazza, alla presenza del notaio Giuseppe Perino di Chieti, Giovanni Antonio Pignataro di Pianella Regio Giudice a Contratti ed i seguenti testimoni: Dottor Fisico Bartolo Martorano di Cotrone in Calabria (oggi Crotone), abitante a Pianella, il Magnifico Giulio labieni, e Taddeo Miozzi di Pianella, il Magnifico Giovanni Battista Ciccarini di Villamagna e Domenico Antonio di Berardo di Brittoli.
Si costituiscono il Dottor Tommaso Cortellini di Pianella abitante a Chieti, figlio ed erede del Dottor Giovanni Domenico Cortellini ed il Magnifico Pace Carlino di Pianella erede del chierico fu Giuseppe Carlino suo fratello e si accordano sull’eredita delle loro rispettive madri e sul valore del palazzo, oggetto della nostra ricerca.
Segue la descrizione degli avvenimenti dell’edifico dalla dotazione del 1608 fino a questo atto stesso. Si specifica che in origine la casa era composta da 7 vani, con cisterna da acqua e cortile, confinante con la chiesa di San Leonardo, i beni della fu Crisedia Melfi, le mura del paese e la strada.
Successivamente si precisa che: “La casa fu ampliata da detto quondam Dottor Giovanni Domenico Cortellini con nuovo edificio, riducendola palaziata a sue proprie spese, e far anco abitare in essa il detto Pace e detto quondam Clerico Giuseppe, quale Clerico Giuseppe amministrava li beni di detto quondam Dottor Giovanni Domenico”.
Furono poi acquistate dal Chierico Giuseppe altri due vani di casa di proprietà di Tommaso Gobbo al prezzo di 30 ducati, vani “oggi incorporati in detta casa”.
Lo stesso Giuseppe Carlino acquistò (da Chiara Costantina, Amico di Francesco Antonio Ferraro e Antonia Melfi figlia di detta chiara e moglie di detto Amico) la metà di un’altra casa confinante “che si possedeva da Crisedia Melfi” al prezzo di 25 ducati, e fu “similmente incorporata a detta casa ampliata da detto quondam Dottor Giovanni Domenico”.
Si aggiunge che “nell’anno 1684 fecero porre in catasto in testa d’esso Pace e quondam chierico Giuseppe, dodici membri di detta casa”, avendo la pretesa di 500 ducati sul bene, derivante dalla donazione del 1649 della nonna al nipote di metà del vecchio stabile.
Il Cortellini specifica che molti beni dotali della fu Caterina sua madre furono “lasciati in detta casa palaziata in Pianella, quando se n’andò ad abitare nel Cervaro assieme a detto quondam Dottor Giovanni Domenico suo marito”, restando nella disponibilità di essi nipoti Carlini e che il denaro per l’acquisto delle stanze e case confinanti fu messo dal dottor Cortellini e che quest’ultimo vanta vari altri crediti sul nipote in “grano, orzo, denari e suoi annessi”.
Le parti con il presente atto quindi, per evitare liti, si accordano nel seguente modo.
La casa palaziata rimane in potere di Tommaso Cortellini il quale cede al cugino un terreno in contrada Fontanoli del valore di 200 ducati, un altro terreno nella stessa contrada del valore di 100 ducati ed una casa di 4 vani in rione di S. Antonio del valore di 10 ducati. Questi beni sono però solo in usufrutto e vita natural durante di Pace Carlino. Alla sua morte passeranno a Gaetano Carlini, suo nipote che potrà sfruttare questi beni pure lui vita natural durante, ed alla sua morte gli immobili devono tornare in potere di Tommaso carlini e suoi eredi[44].
Segue, immediatamente dopo, un altro atto notarile redatto lo stesso giorno 23 luglio 1703 con lo stesso notaio, Regio Giudice a Contratti e stessi testimoni dove compaiono nuovamente Tommaso Cortellini di Pianella abitante a Chieti, figlio ed erede del Dottor Giovanni Domenico Cortellini ed il Magnifico Pace Carlino di Pianella erede del chierico fu Giuseppe Carlino suo fratello.
Per maggiore cautela delle parti, visti gli intricati rapporti di interesse fra le due famiglie, si certifica che nel 1662 Giuseppe Carlino acquisto per conto di suo zio Dottor Giovanni Domenico Cortellini, da Tommaso de Caro ed Eleonora sua sorella, una grossa masseria con casa rustica, vigna, ulivi, querce, sita in Pianella in contrada del Rivo, al prezzo di 400 ducati e 36 carlini. L’acquisto avvenne con atto stipulato dal notaio Antonio de Dominicis del 9 maggio 1662 e fu rilasciata ricevuta dell’avvenuto pagamento con altro atto dello stesso notaio in data 20 dicembre 1662[45].
La masseria venne acquistata dal nipote Carlini per conto e con i denari del Dottor Cortellini, all’epoca assente da Pianella[46].
Questa data fissa cronologicamente l’assenza del dottor Cortellini da Pianella, trasferito come detto sopra nel paese di origine della sua famiglia, “nel Cervaro”.
Riepilogando questo documento del 1703 attesta in maniera inequivocabile che la casa dei Della Puca fu trasformata in palazzo da Giovanni Domenico Cortellini e che lo stesso lo abitò poco essendosi trasferito con la famiglia, probabilmente “nel Cervaro”, paese di origine dei Cortellini. Solo alla sua morte il figlio Tommaso, rientrato a Pianella e residente a Chieti chiede di sciogliere ogni dubbio sull’intricato possesso dell’immobile su cui vantava dei diritti il cugino Carlini. Successivamente Gaetano Saverio Cortellini figlio di Tommaso, venderà il palazzo, come abbiamo visto nel 1724 al Canonico Pardi, il quale lo stesso anno lo rivende a Ferdinando Todesco (Fig. 11).
L’ultimo documento sul palazzo, prima della cessione a Pardi, è un atto notarile del 1716, inerente un censo, con capitale di 300 ducati, stipulato da Gaetano Saverio Cortellini con il Reverendo Don Antonio Sabucchi di Pianella. Cortellini cede a Sabucchi il palazzo, in cambio degli interessi annui del censo, come se si trattasse di un affitto.
Di estremo interesse per la ricostruzione dell’immobile è la descrizione che si fa dello stabile. Il documento ci informa che il palazzo è costituito da 20 stanze, viene espressamente menzionala al suo interno la presenza di 50 pietre lavorate e mobili a parete con le ante dipinte.
Le pietre a cui si fa riferimento probabilmente sono da individuare nelle modanature delle finestre, o del portone, oggi visibili e forse all’epoca non ancora del tutte poste in opera e sistemate.
Il documento comunque ci restituisce l’immagine di un bel palazzo (Figg. 12, 13, 14, 15), non solo ampliato, ma anche abbellito dai proprietari Cortellini, d’altronde la famiglia si segnala sia per l’agiatezza economica di Giovanni Domenico, derivante dalla professione di “dottore” probabilmente Utroque iuris doctor sia per un certo gusto estetico evidenziato, come vedremo qualche anno dopo, nel 1742, nell’inventario post mortem del nipote Gaetano Saverio Cortellini, dove all’interno della sua abitazione a Chieti è presente una ricca collezione di quadri, libri, argenteria e gioielli[47], di cui alcuni esemplari, mi piace pensare, provenienti anche dal palazzo di Pianella.
L’atto notarile, stipulato a Chieti nel 1716 descrive la casa palaziata, ereditata dal padre Tommaso, di più vani, superiori ed inferiori con cisterna per l’acqua, “caldara murata”, orto, ed altre comodità. Sita in Pianella nel rione di San Leonardo, confinante da un lato con la via pubblica, da un altro lato con i beni di Domenico Ursolini e dietro con le mura del paese. In particolare nell’atto, il Cortellini menziona una serie di beni mobili, non compresi nell’affitto al Reverendo Don Antonio Sabucchi: “con condizione che la suddetta casa palaziata consiste in membri venti superiori ed inferiori con cisterna da acqua
e porte in tutte le stanze foderate di noce,
ferriate numero otto
e caldara murata di capacità di salme nove cioè salme tre di rame rappezzata e l’altre di fabbrica.
E ci sono dentro detta casa le seguenti robe amovibili [nel senso che non possono essere rimosse]:
Botte da conservar vino numero otto di capacità in tutto di salme centocinquanta. Una delle quali è senza fondo ad uso di tinacchio, tutte con cerchi in legno, numero trentadue in tutto.
Pietre lavorate circa pezzi cinquanta.
Serrature doppie con le chiavi tutte d’un pezzo, numero cinque. Un’altra ordinaria del fondaco.
Tre tamorri (?) di tavole pittate.
Uno stipone pittato dentro d’una camera, con suoi tiratori e porte.
Due stipetti pittati murati nella sala.
Quali robbe debbiano stare in detta casa a disposizione di detti signori Cortellini”[48].
Notizie sulla famiglia Cortellini di Pianella, sono state recentemente editate da Van Verrocchio che è riuscito ad individuare anche uno stemma borghese di famiglia; presente in un sigillo apposto ad un documento sottoscritto a Chieti da Tommaso Cortellini nel 1697. Lo stemma parlante presenta un coltello posto in palo, accostato da due rose a 5 petali accompagnato in basso da tre monti all’italiana (Fig. 16)[49].
Dai documenti consultati comunque, per la storia del palazzo, che si vuole ricostruire nella nostra ricerca, spicca il ruolo di Giovanni Domenico Cortellini, colui che ha trasformato la casa dotale della moglie, ingrandendola, abbellendola e rendendola palaziata, nell’edificio che vediamo anche oggi e che spicca, fra i maggiori ed eleganti palazzi presenti nel tessuto urbano della città di Pianella; anche se nei secoli si sono perse le tracce di alcuni abbellimenti, come ad esempio la presenza di mobili dipinti, di certo fatti realizzare dallo stesso Giovanni Domenico. Suo figlio Tommaso (deceduto a Chieti nel 1708) ha solo mantenuto quello che il padre aveva realizzato, mentre il nipote Gaetano Saverio (1694-1742), con interessi a Chieti e non più in paese, si è disfatto dell’immobile cedendolo al canonico Pardi che a sua volta lo ha ceduto alla famiglia Todesco[50].
Chiamato nei documenti Dottore, quasi certamente per essersi laureato in diritto civile e in diritto canonico (Utroque Jure Doctor), probabile tradizione familiare in quanto così viene documentato per il figlio Tommaso e per il nipote; probabilmente per la sua professione si era trasferito a Pianella, forse per qualche incarico della Corte farnesiana, e qui si era accasato con Caterina Reduzzi, figlia di Giacomo un lombardo di Milano e di Lavinia della Puca appartenente ad una buona ed antica famiglia pianellese.
Si sa che negli anni centrali del ‘600 Giovanni Domenico è assente da Pianella, risultando residente, come attestato in vari atti notarile, in “Cervaro”, identificabile con il paese di Cervaro, oggi frazione del comune di Crognaleto (Teramo), nella valle dell’alto Vomano; di certo paese di origine dei Cortellini. Qui infatti si rinvengono vari componenti della famiglia Cortellini fin dal ‘500. Nel 1587 si attesta la presenza di Giovanni Paolo Cortellini, nominato canonico e cappellano della Collegiata di San Pietro di Cesacastino. Nel 1603 il notaio Tommaso Cortellini (si noti il ripetersi dei nomi) fa costruire la chiesa dell’Annunziata. Inoltre in un’epigrafe posta sul campanile della chiesa di S. Andrea compare “FRANCISCI ANTONII CORTELLINI”, di Cervaro, figlio di N. (notar ?) Tommaso[51]. Inoltre nel 1753 un tal Ermenegildo Cortellini Dottore in utroque entra come Governatore in Montorio al Vomano con le patenti del marchese Virgilio Crescenzii[52].
La storia recente del palazzo Cortellini - Todesco in San Leonardo.
In questa casa, dall’acquisto del 1724 in poi abitarono i Todesco del ramo di Orazio fino all’estinzione della famiglia agli inizi del ‘900 con Andrea Todesco che, come vedremo lascerà erede la moglie Elisabetta Maria Filippone di Rosciano che a sua volta lascerà il palazzo alle tre figlie della sorella Concetta Filippone, moglie del medico chirurgo Alessandro Cortellini.
Per uno strano gioco del destino quindi il palazzo finirà di nuovo nelle mani della famiglia Cortellini[53].
Alessandro Francesco Luigi Cortellini, di professione medico chirurgo, muore il 21 marzo 1825 a Teramo in una casa posta in Corso Porta Romana, all’età di 69 anni. Era nato a Pianella l’11 settembre del 1855, figlio di Don Pasquale Cortellini, di 45 anni, proprietario, e Donna Vincenza Anna Maria Verrotti figlia di Melchiorre Francesco Verrotti e Maria Giuseppa Taddei. Sposerà Concetta Filippone di Rosciano figlia di Carlo e Chiara Martinetti di Atri.
Pasquale, Felice, Silvestro, Antonio Cortellini, figlio di Gennaro, avvocato, era nato a Pianella il 18 aprile 1813, in Vico delle Grazie in casa del nonno materno Carl’Antonio de Petris. Morirà sempre a Pianella il 14 luglio 1884, a 71 anni nella sua casa posta via Pallade n. 26.
Gennaro Ferdinando Cortellini era nato a Nocciano il 26 giugno 1788, figlio di Lorenzo e Regina Ippoliti. Sposa a Pianella Rosaria de Petris.
Come detto sopra Andrea Todesco lascia il palazzo alla moglie Elisabetta Maria Filippone e quest’ultima, alla sua morte, lo lascerà alle sue tre nipoti, figlie di sua sorella Concetta Filippone moglie del dottor Alessandro Cortellini di Pianella.
Vincenza, Amelia Chiara e Vinca Elisabetta Adelaide Cortellini a loro volta doneranno il palazzo nel 1950 all’ordine carmelitano.
Il 19 agosto del 1950 con atto notarile di notar Alberto Tomei di Pescara, Vincenzina Cortellini del fu Alessandro residente a L’Aquila, e le sue sorelle Amelia, residente a Roma e Vinca residente a Pescara donano alla Provincia Romana dell’Ordine dei Carmelitani dell’Antica Osservanza, per mezzo del Reverendo Padre Domenico Vanni, religioso residente a Roma:
“Fabbricato in Pianella via Vittorio Emanuele con ingresso principale di fronte alla chiesa di San Leonardo, composta di tre piani, 14 vani ed accessori, oltre l’attiguo vano terraneo adibito a frantoio con annesso orticino e piccolo piazzale; il tutto confinante con la via della Circonvallazione, via San Francesco d’Assisi e Speziale Antonio” riportato in Catasto urbano di Pianella alla partita 1722 in testa alle donanti, foglio 21, particella 228/1. Viene indicato il valore dell’immobile in lire 800.000. “La donazione è stata fatta ed accettata alle condizioni che l’immobile donato venga adibito permanentemente a scopo di beneficenza e culto, soprattutto nell’interesse morale, religioso e culturale della popolazione di Pianella[54]. Attualmente l’edificio, ad eccezione della parte, venduta dall’ordine, ed oggi adibita ad esercizi commerciali, che si affaccia su Viale Regina Margherita è abitata dai Carmelitani.
3 - Il beneficio con cappella di S. Antonio abate con lo stemma di famiglia e l’altare del Santissimo Crocifisso nella collegiata. La cappella di S. Emidio sempre nella collegiata e l’altare di S. Andrea d’Avellino nella parrocchiale di San Leonardo.
Due cappelle private nel palazzo in via Umberto I e la cappella privata con altare della Beata Maria Vergine del Buon Consiglio nel palazzo oggi dei carmelitani.
Nel 1626 per testamento di Diamante Todesco, veniva fondato il beneficio di S. Antonio Abate[55] con altare all’interno dell’omonima Collegiata.
Dalle poche visite parrocchiali superstiti, visite che periodicamente il vescovo di Penne effettuava nella sua diocesi[56], prima della radicale trasformazione interna della Collegiata di Pianella avvenuta negli anni centrali del ‘700, si rinvengono solo tre visite e tre citazioni inerenti due cappelle della famiglia Todesco.
Si tratta della Visita Pastorale del maggio 1666,
quella dell’ottobre del 1672
e quella del maggio del 1687.
In tutte il vescovo nella relazione annota fra varie altre cose che ispeziona nella Collegiata: l’altare di S. Antonio Abate che ha come rettore Giuseppe Antonio Todesco e l’altare del Santissimo Crocifisso entrambe di patronato della famiglia Todesco.
Successivamente, dopo il radicale restauro dell’interno dell’edificio e l’inserimento dello scenografico apparato decorativo in stucco; è la Visita Pastorale dell’anno 1758 che fotografa e ci restituisce la mutata realtà, quella che tutto sommato invariata, vediamo anche noi oggi entrando in chiesa, con tre altari a destra e tre a sinistra dell’ingresso.
Il primo altare è il nostro di S. Antonio, posto in cornu evangeli ovvero dove si legge il vangelo, a sinistra rispetto all’altare maggiore e all’opposto del cornu epistolae ovvero dove si leggono le epistole degli apostoli, di patronato dell’Università di Pianella, posto a destra dell’altare centrale.
Non compare più l’altare del Santissimo Crocifisso, mentre il beneficio di S. Antonio Abate con altare e stemma di famiglia (Fig. 17), ha il chierico Vincenzo Luciani come rettore.
Successivamente nella Visita del 1830 il vescovo di Penne ispeziona nella Collegiata fra le altre cose, l’altare di S. Antonio Abate confermando il patronato della famiglia Todesco.
Compare per la prima volta il patronato della famiglia Todesco anche nell’altare di Santa Caterina e S. Emidio (Fig.18), precedentemente nel 1758 occupato da due altri benefici (S. Bernardino da Siena della famiglia Buccieri e di Santa Caterina della famiglia Delle Carceri di Bucchianico).
Già sul finire del ‘700, in alcuni documenti si desume che il beneficio di S. Antonio era amministrato da Emidio Tedeschi del ramo di Orazio[57] ed a questo ramo della famiglia con ogni evidenza va ricondotto anche la gestione dell’altare di Santa Caterina e S. Emidio. Nel 1810 infatti si estinguerà, con Bernardino Todesco, l’altro ramo, quello di Giacinto Antonio.
Nella stessa Visita Pastorale del 1830 il vescovo visita fra le altre cose anche l’oratorio privato di Concezio Todesco, posto con ogni evidenza nel palazzo oggi occupato dai carmelitani, con un solo altare intitolato alla Beata Maria Vergine del Buon Consiglio.
Nella Visita Pastorale successiva del settembre del 1856, nella chiesa Collegiata di S. Antonio si trovano l’altare di S. Emidio di patronato del Barone Todesco, così come l’altare di S. Antonio sempre di patronato del barone Todesco. Inoltre si aggiunge che il “Beneficio di S. Antonio Abate appartiene in patronato a Tedeschi e si adempie della celebrazione della messa. Tiene l’obbligo di una messa la settimana da celebrarsi nel proprio altare, secondo si è disposto nella fondazione”. Nella chiesa parrocchiale di San Leonardo, il vescovo nel visitarla, annota che dei 5 altari presenti vi è quello di S. Andrea d’Avellino che è di patronato dei Todesco.
Nella Visita successiva del 1869 si conferma quanto detto in quella precedente.
Vanno ricordate infine le cappelle di uso privato della famiglia, presenti nei due palazzi dei due rami. Oltre l’altare privato intitolato alla Madonna del Buon Consiglio ricordato sopra, ve ne erano altre due nel palazzo dell’altro ramo, quello in via Umberto I. Una cappella, abbastanza grande, è descritta nell’atto notarile del 1830 ed in quello successivo del 1837 nei quali gli Scorpione di Penne vendono il palazzo di Pianella. Questa è posta nell’appartamento a sinistra del portone, quello venduto al Conte De Filippis Delfico ed ora abitato dalla famiglia d’Incecco.
Un’altra cappella molto piccola invece, tuttora esistente è posta nell’altro appartamento quello a destra dell’ingresso, venduto ai De Sanctis ed oggi di proprietà del dott. Giacomo di Felice. Si tratta di una piccolo ambiente forse, nei pressi della camera da letto dei baroni Todesco, decorata in stucco, privo oggi del quadro centrale per cui non è possibile individuarne l’intitolazione, ma con un grosso stemma di famiglia sul lato anteriore dell’altare.
4 - I titoli nobiliari: Barone di Miglianico e Montupoli del ramo di Giacinto Antonio e Barone di Castiglione della Valle acquisito da Ferdinando dell’altro ramo dei Todesco
Barone di Miglianico e Montupoli (Chieti) del ramo di Giacinto Antonio
Giacinto Antonio acquisì il titolo di Barone di Miglianico e Montupoli (CH), attraverso il matrimonio, contratto a Pianella il 20 aprile 1659 con Giovanna Antonia Valignani di Chieti, all’epoca di 14 anni[58].
Giovanna Antonia era figlia unica di Ignazio Valignani Barone di Miglianico e Montupoli e Camilla Stefanucci di Penne. In un atto notarile dell’anno 1681 che ha per oggetto una convenzione fa la nostra Giovanna Antonia Valignani e sua zia Caterina Valignani vengono trascritti i capitoli matrimoniali dell’anno 1645 fra Ignazio e Camilla nei quali si deduce che la moglie porta una consistente dote al marito, pari a 3500 ducati. Parte di questa cifra il Valignani l’assicura suoi terreni burgensatici e feudali che possiede nelle pertinenze del castello di Miglianico. Sorta lite fra la zia e la nipote, nel 1681, come detto, la controversia si risolse con un accordo nel quale Caterina assegna a Giovanna Antonia i suddetti beni in Miglianico[59].
Successivamente tutta la dote di Camilla Stefanucci insieme ai beni di Ignazio Valignani passarono alla loro unica figlia Giovanna Antonia.
Molti anni dopo, in un atto notarile del 1830, quello relativo alla divisione dell’eredità Todesco di Pianella da parte del nipote Barone Pasquale Scorpione di Penne e di suo figlio il baroncino Alessandro, si fa specifica menzione di un terreno sito in Miglianico “venduto anni addietro” al Barone Ramignani di Chieti, e proprio su questo feudo rustico che i Todesco ottennero il titolo baronale.
Il matrimonio fra Giovanna Antonia Valignani e Giacinto Antonio Todesco venne accordato sicuramente allo scopo di non disperdere gli ingenti beni dei genitori della sposa. Probabilmente fu combinato grazie anche all’interessamento di Giacinto Scorpione di Penne fratello di Olimpia, madre dello sposo.
Nei capitoli matrimoniali redatti a Penne il 4 dicembre del 1657 (la sposa aveva solo 12 anni), compare appunto Giacinto Scorpione in rappresentanza di suo cognato Giovanni Todesco e la Giovanna Antonia Valignani. Nell’atto viene indicato genericamente che la sposa, essendo figlia unica, porta in dote in casa Todesco, tutta la dote di sua madre Camilla Stefanucci di Penne (che era di 3500 ducati, vedi supra) e tutti i beni di suo padre Barone Ignazio Valignani di Chieti. Interviene inoltre Vittoria Stefanucci “sorella cugina” della sposa ed assegna ulteriori 1000 ducati, in cambio della rinuncia di Giovanna Antonia ad ogni pretesa sui beni di Carlo Stefanucci suo zio[60]. Quest’ultima clausola non venne rispettata, tanto che Alessandro Todesco, vari anni dopo muove lite ai discendenti di Vittoria Stefanucci che nel frattempo si era sposata con il barone De Petris di Castiglione alla Pescara[61].
Barone di Castiglione della Valle (Teramo) acquisito da Ferdinando Todesco.
Ferdinando Todesco ottenne il titolo di Barone di Castiglione della Valle (oggi in comune di Colledara TE) attraverso il matrimonio contratto con Francesca Forcella di Silvi, nipote di Anna Castiglione di Penne a cui in parte spettava il titolo.
L’acquisizione nobiliare da parte dei Todesco è ben evidenziato nei capitoli matrimoniali stipulati a Silvi e registrati qualche mese dopo il matrimonio a Pianella, nel 1730, fra Ferdinando Todesco e Francesca Forcella.
La sposa, vedova di Nicola Tribuni di Francavilla, era figlia del Barone Domenico Forcella e della Baronessa Zenobia Paglione. Suo padre Domenico era figlio del Barone Giuseppe Forcella e della baronessa Anna Castiglione a cui apparteneva una parte, di natura feudale, del paese di Castiglione della Valle[62].
Nel capitoli matrimoniali la Baronessa Francesca Forcella si costituisce la dote, che comprende oltre 942 ducati da percepire dalla famiglia Tribuni e 400 ducati in “gioie, anelli d’oro, diversi abiti di seta e panno, biancheria ed altro”, ma soprattutto viene espressamente menzionata la parte relativa della Giurisdizione feudale su Castiglione della Valle.
“item si costituisce in dote, at assegna alli suddetti [Todesco] in nome di dote un’annua Giurisdizione sopra la terra e ville di Castiglione della Valle, da esercitarsi, detta Giurisdizione, a suo tempo e luogo, cioè dentro il corso d’ogni novennio, un anno; siccome li fu costituita in dote dal Barone Signor Don Giuseppe Forcella suo fratello e dalla quondam Signora Baronessa Donna Anna Castiglione sua ava, fin da quel tempo che essa signora Baronessa Donna Francesca fu collocata in matrimonio col quondam Don Nicola Tribuni di Francavilla. Et in detto anno di Giurisdizione debba godere esso Signor Don Ferdinando [Todesco] li 7 ducati che si paga da detta università di Castiglione della Valle per la colletta di Santa Maria. Ma a carico di d’esso Signor Don Ferdinando e Signor Don Gaetano debba correre il pagamento dell’adoha che in detto anno si deve pagare alla Regia Corte per l’anno di Giurisdizione, con doversi impetrare il Regio Assenso acciò detta giurisdizione passi in potere e dominio d’esso Signor Don Ferdinando”.
Inoltre si costituisce in dote “un altro mezzo anno di Giurisdizione sopra la detta terra, ville, cedutogli dalla detta quondam Signora Donna Anna Baronessa Castiglione e dal Barone Signor Don Giuseppe Forcella suo fratello ed assegnatole in dote nel primo matrimonio contratto con il signor Tribuni. La quale mezza annata si trova usurpata dal Signor Barone Don Agostino Castiglione e perciò si dichiara che per il recupero di detta mezza annata di Giurisdizione ogni spesa debba correre a carico d’essi Signori Don Gaetano e Don Ferdinando …”[63].
Dal documento si evince chiaramente che la sposa più che la consistenza quantitativa della dote porta in casa Todesco quella “giurisdizione” feudale che, tramite il pagamento dell’adoha, permetterà allo sposo Ferdinando di vedersi riconosciuto il titolo, probabilmente molto ambito, di Barone.
5 - l’identificazione dello stemma.
Allo stato attuale degli studi, si è riuscito ad identificare ben due esemplari di stemmi della famiglia Todesco, abbastanza coevi e databili pressappoco agli anni centrali o al terzo quarto del ‘700. Il primo si trova nella cappella di famiglia in chiesa (Figg. 19, 20) e il secondo nella cappelletta privata del palazzo in via Umberto I (Fig. 21). Un terzo esemplare, in pietra probabilmente era posto sopra il portale del palazzo in va Umberto I, se ne scorge tutt’oggi i resti di un gancio per appenderlo, ma purtroppo non lo si rinviene in situ.
Lo stemma all’interno dello scudo è troncato in fascia ricurva ridotta, accollata al leone e ai due bastoni gigliati in decusse.
Il primo esemplare è presente in un ambiente pubblico, ovvero nella cappella di famiglia intitolata a Sant’Antonio Abate nell’omonima chiesa di Pianella. Di patronato di entrambi i rami dei Todesco risulta edificata, attraverso un beneficio, eretto negli anni ’20 del ‘600 a seguito di un lascito di Diamante Todesco, probabilmente sorella di Giovanni e del Canonico Paolo.
La cappella è stata identificata oggi, dopo la radicale trasformazione settecentesca dell’edificio di culto, e l’inserimento della decorazione in stucco, con il terzo altare, sulla sinistra entrando in chiesa.
L’identificazione precisa è avvenuta sia per il soggetto della pala d’altare, sia per lo studio sulle relazioni delle Visite Pastorali che periodicamente il Vescovo di Penne effettuava a Pianella e che descrivono tutti i benefici presenti in chiesa. Attualmente la cappella appare fortemente alterata per l’apertura nell’Ottocento di un passaggio realizzato, distruggendo l’altare vero e proprio, allo scopo di poter facilmente accedere alla cappella di Santa Ciriaca protettrice della città.
Lo stemma posto al centro, in alto sopra la pala d’altare, è in stucco, compromesso oggi nella lettura per alcune cadute di stucco stesso e per le ridipinture e dorature grossolane effettuate nel corso dei restauri.
Lo stemma tripartito, mostra nella parte superiore al primo lo stemma dei Todesco con il leone, la fascia ed i due bastoni gigliati incrociati e sotto altre due famiglie con ogni evidenza imparentare. Nel secondo potrebbe trattarsi, seppur mutilo, dello stemma di Giovanna Antonia Valignani moglie di Giacinto Antonio Todesco, con la banda e le tre rose e sopra l’aquila imperiale, mentre nel terzo pur molto compromesso dalle mancanze, si potrebbe ravvisare lo stemma di Camilla Torricella moglie di Orazio Todesco appartenente all’altro ramo della famiglia, con la trinciatura in banda e la pala sopra[64].
L’identificazione dello stemma della famiglia Todesco è stato possibile oltre che per quello presente in chiesa, anche per quello, sempre realizzato in stucco, attestato sul lato anteriore di un altare, che si trova in una piccola cappella privata posta presso l’appartamento al secondo piano del palazzo di Via Umberto I.
Anche in questo caso è presente il leone rampante rivolto a sinistra con fascia ricurva, inserito nella parte superiore e due bastoni gigliati disposti a croce. Si tratta dello stemma del Barone Bernardino Todeschi in quanto alla base dello scudo vi è un pavone coronato a coda richiusa, riferimento a sua moglie, Baronessa Maria Carli dell’Aquila che aveva proprio il pavone nel proprio stemma di famiglia.
Bibliografia
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Mariotti P. 2024, Manoscritto con i nomi dei capi famiglia degli abitanti di Pianella nel 1569, in “Parolmente. Blog di Pianella e dintorni, 12 agosto 2024.
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Verrocchio V. 2021, Teate regia metropolis. Società, economia e istituzioni a Chieti in età moderna, Roma 2021.
Figure:
Fig. 1. Ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia Todesco di Pianella. In evidenza il ramo di Orazio con il titolo di Barone di Castiglione della Valle (TE) riconosciuto a Ferdinando, ed il ramo di Giacinto Antonio, con il titolo di barone di Miglianico e Montupoli portato in dote dalla moglie Giovanna Antonia Valignani.
Fig. 2. Catastale del centro storico di Pianella con in evidenza sulla sinistra il palazzo nella Strada di San Salvatore oggi Corso Umberto I e sulla destra il palazzo di fronte la chiesa di San Leonardo.
Fig. 3. La masseria Crocetta in territorio di Spoltore e Villanova di Cepagatti, ma gravitante e sotto la giurisdizione religiosa di Castellana. Dalla capacità di tomoli duecento settanta risulta proprietà dei Todesco fin dal ‘600, probabilmente portata in dote da Giovanna Antonia Valignani. Presa in enfiteusi da Biagio de Octaviis di Castellana fu concessa da questi nel 1779 alla famiglia Troiano di Loreto Aprutino. Nell’ ‘800, dopo l’estinzione dei Todesco in quella degli Scorpione di Penne fu assegnata in dote a Teresa Scorpione, moglie di Francesco Valignani di Chieti. Dagli eredi Valignani la masseria fu infine venduta, nel 1904, a Berardino di Giamberardino ed in gran parte posseduta ancora oggi dai discendenti della famiglia. Gran parte del fabbricato conserva l’assetto originale settecentesco, come ad esempio la gradinata con loggetta per salire al primo piano.
Figg. 4, 5. Palazzo Todesco nella strada di San Salvatore oggi via Umberto Primo. In evidenza la facciata dell’edificio fatta costruire dal Barone Bernardino Todesco nel terzo quarto del ‘700.
Figg. 6, 7, 8. Lato occidentale in via Isonzo del Palazzo Todesco in via Umberto I con i cornicioni in pietra originali, riconducibili cronologicamente al tardo ‘500 - primi del secolo successivo.
Fig. 9. Alzata in maiolica con tipico paesaggio castellano e stemma bipartito dei di Felice sulla sinistra e Micheletti sulla destra. Riconducibile ad un servizio da tavola presente nel palazzo in piazza San Salvatore di Zopito de Felici, Barone di Rosciano, zio di Bernardino Todeschi in quanto la madre di quest’ultimo Anna Micheletti era sorella di Ippolita Micheletti moglie di Zopito de Felici. La ricerca archivistica ha evidenziato che anche i Todesco ordinarono nel 1766 “un servizio da tavola fatto venire dalli Castelli”, e pagato ducati 27 e grana 25, che non doveva essere dissimile nell’ornato da questo pezzo. Foto del Catalogo Nazionale dei Beni Culturali (ICCD), Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici dell’Abruzzo, scheda n. 1300086684, dell’anno 1993, quando la ceramica era ancora a Pianella.
Fig. 10. Ricostruzione genealogica della famiglia de Sanctis, mercanti di Spoltore, trasferitisi a Pianella negli anni ’20 dell’ ‘800. Nel 1837 Pietrangelo de Sanctis acquista parte del palazzo Todesco che verrà poi ereditata dal nipote Odoardo figlio di suo fratello Donato. Mantenuto dalla famiglia de Sanctis per tutto l’ ‘800 e gran parte del ‘900, il palazzo fu poi venduto, in epoca recente al Dottor Giacomo di Felice che lo abita.
Fig. 11. Ricostruzione genealogica delle famiglie proprietarie della casa, poi palaziata posta di fronte la chiesa di San Leonardo. La casa fu concessa in dote nei primi decenni del ‘600 dai fratelli Della Puca alla sorella Lavinia, moglie di Giacomo Reduzzi di Milano. Ereditata successivamente dalle figlie di quest’ultimo: Caterina Reduzzi, moglie del Dottor Giovanni Domenico Cortellini, e Maria Francesca Reduzzi moglie di Giovanni Berardino Carlino; fu ingrandita con l’acquisto di case confinanti e trasformata in palazzo dallo stesso Dottor Giovanni Domenico Cortellini. Il palazzo Cortellini quindi passò in eredità dapprima al figlio Dottor Tommaso Cortellini e poi al nipote Dottor Gaetano Saverio che lo vendette nel 1724 al Canonico Pietr’Antonio Pardi e da questi lo stesso anno fu rivenduto a Ferdinando Todesco.
Fig. 12. Palazzo Cortellini - Todesco in rione San Leonardo con ingresso principale su via San Francesco d’Assisi già “strada Todesca” ed ingresso secondario di fronte la chiesa di San Leonardo . Acquistata da Gaetano Todesco nel 1724, il palazzo di 20 stanze con cortile e cisterna d’acqua, fu abitato per tutto il ‘700 e ‘800 dalla sua famiglia Todesco e dai suoi discendenti fino ad Andrea Todesco che, senza eredi, lo lascia alla moglie Elisabetta Maria Filippone che a sua volta istituisce eredi le tre nipoti: Vincenza, Amelia Chiara e Vinca Elisabetta Adelaide Cortellini figlie di sua sorella Concetta Filippone e Alessandro Cortellini. Le tre sorelle donarono nel 1950 il palazzo alla Provincia Romana dell’ordine dei Carmelitani di antica osservanza che la abitano fino ad oggi.
Fig. 13. Palazzo Cortellini - Todesco, portale d’ingresso sull’attuale via San Francesco d’Assisi.
Fig. 14. Palazzo Cortellini - Todesco, lato meridionale ed orientale con ingresso secondario su via Porta Orientale.
Fig. 15. Palazzo Cortellini - Todesco, lato settentrionale con gli attuali esercizi commerciali che si affacciano su via Regina Margherita.
Fig. 16. Stemma borghese della famiglia Cortellini, presente in un sigillo apposto ad un documento del 1697. Lo stemma parlante presenta un coltello posto in palo, accostato da due rose a 5 petali accompagnato in basso da tre monti all’italiana. Archivio di Stato di Chieti, Corti Locali, Chieti, Busta 154. “Chieti. Atti civili per don Francesco Onofri e don Domenico Marrone di questa città contro Berardino di Giovan Pietro alias Plattello”, il sigillo è a p. 10v apposto su un documento sottoscritto da Tommaso Cortellini il 28 agosto 1697.
Fig. 17. Pianella, lato sinistro all’interno della Collegiata di S. Antonio Abate con in evidenza le tre cappelle laterali di cui il primo altare, quello di S. Antonio è posto in cornu evangeli (ovvero dove si legge il vangelo, a sinistra rispetto all’altare maggiore), di patronato e con stemma della famiglia Todesco.
Fig. 18. Pianella, seconda cappella sul lato destro all’interno della Collegiata di S. Antonio Abate, intitolata a Santa Caterina e S. Emidio, di patronato, a partire dalla prima metà dell’ ‘800, della famiglia Todesco.
Fig. 19. Pianella, Collegiata di S. Antonio, altare di S. Antonio Abate di patronato della famiglia Todesco. Posto in cornu evangeli con sotto l’accesso alla cappella, oggi di Santa Ciriaca.
Fig. 20. Stemma in stucco della famiglia Todesco presente sulla cappella di S. Antonio Abate nell’omonima collegiata di Pianella. Oggi fortemente compromesso nella lettura per alcune cadute di stucco stesso e per le ridipinture grossolane effettuate nel corso dei restauri. Lo stemma tripartito, mostra nella parte superiore al primo lo stemma dei Todesco con il leone, la fascia ed i due bastoni gigliati incrociati e sotto altre due famiglie con ogni evidenza imparentare. Nel secondo potrebbe trattarsi, seppur mutilo, dello stemma di Giovanna Antonia Valignani moglie di Giacinto Antonio Todesco, con la banda e le tre rose e sopra l’aquila imperiale, mentre nel terzo pur molto compromesso dalle mancanze, si potrebbe ravvisare lo stemma di Camilla Torricella moglie di Orazio Todesco appartenente all’altro ramo della famiglia, con la trinciatura in banda e la pala sopra.
Fig. 21. Stemma in stucco della famiglia Todesco presente sul lato anteriore di un altare posto all’interno di una piccola cappella privata sita nell’appartamento al secondo piano del palazzo in via Umberto I. Lo stemma è costituito da un leone rampante rivolto a sinistra con fascia ricurva, inserito nella parte superiore e due bastoni gigliati disposti a croce. Si tratta dello stemma del Barone Bernardino Todeschi in quanto alla base dello scudo vi è un pavone coronato a coda richiusa, riferimento a sua moglie, Baronessa Maria Carli dell’Aquila che aveva proprio il pavone nel proprio stemma di famiglia.
Il presente testo è stato pubblicato il 30 settembre sul profilo Diego Troiano di Academiaedu e su Parolmente. Blog di Pianella e dintorni.
[1] Marrone 2012, pp. 83 e 85.
[2] Per il documento del 1569 vedi Mariotti P. 2024. Vittorio Morelli scrive inoltre che lo stesso Giacomo Todesco compare in alcuni atti notarili nei Regesti Marciani, Morelli 2023.
nel quale si fa specifico riferimento ad una seduta dell’Università di Pianella per stabilire alcune gabelle o tasse da pagare. La riunione avviene alla presenza di molti cittadini e fra i maggiorati dell’università compare il “Magnifico Signor Giacovo Todesco, luogotenente et generale agente dell’Illustrissimo Conte di San Valentino”. Nell’elenco dei cittadini figura anche “m. Ier(oni)mo Todesco”. Il Conte di San Valentino e signore di Pianella era all’epoca Carlo della Tolfa, il quale successivamente nel 1583 vendette il contado di San Valentino a Margherita d’Austria. La famiglia Todesco quindi fu, tra le maggiori di Pianella, anche sotto i Della Tolfa, ossia prima di Madama d’Austria. Vittorio Morelli scrive che lo stesso Giacomo Todesco compare in alcuni atti notarili nei Regesti Marciani, Morelli 2023.
[3] Marrone 2012, p. 213. Il territorio di Badessa era stato venduto, nel 1641 per problemi di natura economica, dall’Università di Pianella all’abate G. Domenico Orsi per 2500 ducati. Successivamente, ereditata dal nipote dell’abate fu venduto sul finire del ‘600 a Giovanni Todesco Marrone 2012, p. 261.
[4] Vari atti notarili riguardano prestiti in denaro, attraverso censi, e quindi con consistenti guadagni sugli interessi, effettuati da Giovanni Todesco anche con importanti famiglie del contado, come ad esempio i baroni Scorpione di Penne o la famiglia dei principi D’Afflitto di Loreto Aprutino.
[5] Marrone 2012, p. 512.
[6] Archivio Parrocchiale di Pianella; il presente stato delle anime è annotato, alla fine del libro dei matrimoni (volume anni 1657-1767). La data originale forse 1684 o 1687 è stata corretta e sovrascritto sopra: anno 1700.
[7] Marrone 2012, p. 288. per il sacerdote on Mattia vedi p, 444.
[8] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Romualdo Cappoli di Rosciano, anno 1788, Pianella 29 maggio 1788.
[9] Si noti come nella masseria di Collalto il Barone fa costruire la casa in mattoni per i socci antecedentemente questa data. L’immobile è esistente ancora oggi nella stessa contrada nei pressi di Castellana, passata poi alla famiglia Di Cesare e nota oggi come masseria di Cesare.
[10] La Masseria Crocetta, poi nell’Ottocento chiamata anche Fontanelle, 270 tomoli di terreno, si trova nella contrada di Piano Marino, territorio di Villanova, oggi comune di Cepagatti, ma gravitante da sempre sulla frazione Castellana di Pianella, che rappresentava il centro più vicino nonché la parrocchia di riferimento per chi vi risiedeva. Posta a confine fra gli attuali comuni di Cepagatti, Pianella e Spoltore, una parte dell’esteso podere ricadeva infatti anche nel territorio di Cavaticchi del Comune di Spoltore. Era di proprietà della famiglia Todesco fin dal ‘600, probabilmente portata in dote da Giovanna Antonia Valignani. All’epoca del documento suddetto 1788, la masseria era gestita dai miei antenati Troiano da circa un decennio. Qui infatti si trasferiranno intorno al 1779 circa, come subaffittuari di Biagio de Octaviis che aveva la masseria concessa in enfiteusi dai Todesco. Si trasferirono a Castellana, da Loreto Aprutino dove abitavano, in contrada Palazzo, affittuari dei terreni della Badia di Casanova, i fratelli Carl’Antonio (Loreto 1713ca - Castellana 1787) e Zopito (Loreto 1714 - Castellana 1787) Troiano ed i figli di Carl’Antonio: Domenico (Loreto 1750 - Castellana 1809) e Saverio (Loreto 1752 - Castellana 1804). Il fabbricato principale della masseria, con le numerose costruzioni annesse, arrivato fino ai nostri giorni; è stato poi, dato in dote da Pasquale Scorpione a sua figlia Teresa, moglie di Francesco Valignani di Chieti. I Valignani la gestiscono per tutto l’Ottocento fino al 18 dicembre del 1904 quando la masseria fu acquistata da Berardino di Giamberardino fu Raffaele con atto del notaio Paolini. All’epoca la contrada veniva chiamata Fontanelle e non più Crocetta nel territorio di Villanova, comune di Cepagatti. Ancora oggi la masseria appartiene alla famiglia Di Giamberardino detta come soprannome “Fratini” ramificata in varie discendenze, che in parte la abitano.
[11] In questo passaggio dell’atto notarile appare chiaro che la ristrutturazione dell’intero palazzo, in particolar modo la bella facciata esterna verso l’attuale via Umberto I, sia da ricondurre ai lavori di ammodernamento voluti dallo stesso Barone Bernardo Todesco, riconducibili con ogni evidenza a qualche decennio prima.
[12] Nell’atto si fa esplicito riferimento alla natura dei contratti delle masserie nei pressi di Castellana entrambe gestite da Biagio d’Ottavio di Castellana. Le due masserie di Collalto erano concesse in affitto mentre per la masseria di Crocetta vi era un contratto enfiteutico. Questo contratto dovette essere stipulato in anni prossimi al 1788, in quanto poco sopra viene detto che il Barone ha pagato ducati 148 a Biaggio di Ottavio “affittatore” della masseria Crocetta in fine dell’affitto per la sua quote delle migliorie fatte. Quindi il passaggio dal contratto di affitto a quello di enfiteusi dovrebbe risalire pochi mesi prima.
[13] Zopito de Felici appunta nel suo libro dei conti, alla data del 3 dicembre 1766, un credito che ha il nipote per un servizio da tavola in maiolica di Castelli. “3 dicembre detto [anno 1766]. Il detto [Bernardino Todeschi] per un servizio da tavola fatto venire dalli Castelli, mi deve docati ventisei ed altri carlini dodici e mezzo dati al signor notaro de Deo per darlo al lettighiere. In tutto mi deve docati ventisette e grana venticinque”. Archivio di Stato di Pescara, Archivio de Felici, busta 11, fascicolo 550 (Registro di introito ed esito - anni 1763-76), p. 129.
[14] Foto alla voce “Pianella” del Catalogo Nazionale dei Beni Culturali (ICCD), Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici dell’Abruzzo, scheda n. 1300086684, del 1993, quando la ceramica era ancora a Pianella. Erroneamente attribuita all’Ottocento ma con ogni evidenza degli anni ’60 del ‘700, se non addirittura di qualche anno prima: infatti il Barone di Rosciano Zopito de Felici sposerà Ippolita Micheletti nel 1741 circa, (i capitoli matrimoniali furono redatti il 17 maggio 1741). Vincenzo il figlio primogenito della coppia nasce il 19 settembre del 1743.
[15] Bernardino aggiunge alla restituzione della dote i regali che fece alla cognata ovvero una “scatola di tartaruga e scaldapiedi di argento …”, restituisce inoltre due bauli con la biancheria o corredo, oltre a “l’anello di brillanti a concia inglese e le due mostrine d’oro con catene d’oro …”. La signora Maria Gentileschi restituisce al cognato “gli orecchini, e medaglia con suo bottone, e laccetto di diamanti a bozzetto, ed un anello con rubino circondato da diamanti. Viene anche specificato che la dote della signora Maria Gentileschi venne stabilita nei capitoli matrimoniali redatti dal notaio Bonaventura Urbani di Acciano residente a L’aquila in data 11 novembre 1789. Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Romualdo Cappoli di Rosciano, anno 1796, Pianella 25 agosto 1796 e L’Aquila 8 settembre 1796.
[16] Gregorio De Filippis, Conte di Longano, era nato a Napoli nel 1801. Sposò nel 1820 Marina Delfico figlia di Orazio ultima discendente della nota famiglia teramana, unendo al proprio cognome quello della moglie; dalla coppia nacquero 9 figli che continuarono la discendenza. Fu letterata e politico. Scelse come residenza il palazzo Delfico di Montesilvano (PE) e si dedicò per tutta la sua esistenza al risanamento del patrimonio della famiglia Delfico. Si spense prematuramente nel 1848.
[17] Archivio di Stato di Teramo, notarile, notar Giuseppe de Deo di Pianella, anno 1830, Penne 1 luglio 1830.
[18] Nell’atto notarile del 1830 inerente la divisione dell’eredità Todesco fra Pasquale ed il figlio Alessandro si fa esplicito riferimento alla masseria Crocetta, tolta dalla divisione in quanto assegnata come parte della dote, corrispondente ad 8000 ducati assegnata alla figlia Teresa: “La proprietà che si tiene in enfiteusi dalla famiglia de Octaviis in tenimento di Spoltore e Cepagatti …” fu assegnata da Pasquale come dote di sua figlia Teresa Scorpione come appare nei capitoli matrimoniali redatti dallo stesso notaio Giuseppe de Deo in data 22 ottobre 1822. Successivamente la masseria fu di fatto ceduta a Francesco Valignani, come appare nell’atto di notar Bucchianica di Penne del 3 settembre 1830 (oppure 1829 come viene riportato in un altro documento). Il valore della masseria qui viene quantificata in 4000 ducati. Per uno strano destino questi terreni, che erano entrati nelle proprietà dei Todesco probabilmente come dote di Giovanna Antonia Valignani attraverso il matrimonio con Giacinto Antonio Todesco nel 1659 tornarono dopo secoli fra le proprietà della nobile famiglia teatina. Successivamente Francesco Valignani a saldo dell’intera dote ne rilascia quietanza al suocero con atto notarile; vedi Archivio di Stato di Teramo, notar Giuseppe de Deo di Pianella, anno 1830, Penne 1 luglio 1830.
[19] Vengono da subito, come indicato nell’atto, scorporate dall’eredità come detto la masseria Crocetta, data in dote a Teresa Scorpione, una masseria ceduta a Concezio Todesco “per alcune pretese” di quest’ultimo come risulta dall’atto notarile del 16 aprile 1812 di notar Pietropaoli di Moscufo ed una masseria in Rosciano per talune controversie non ancora risolte con l’enfiteuta.
[20] Questo ingente debito, pari a quattordicimila ducati, con il Conte de Filippis Delfico ha avuto origine orine pochi anni prima (come viene riportato nel documento del 1830), con atto del notaio Giustino Conti del 2 settembre 1825, registrato a Francavilla.
[21] Il Conte di Longano Don Gregorio de Filippis Delfico con atto notarile affitta ai D’Annibale, nel luglio del 1830 “una masseria da campo colle rispettive fabbriche in tenimento di Pianella, contrada Coll’alto”. L’affitto, della durata di due anni, ed al costo di 320 ducati annui venne stipulato con Domenico d’Annibale del fu Gioacchino e con i suoi figli Vincenzo, Antonio, Giovanni e Martino contadini di Pianella. Vedi Archivio di Stato di Teramo, notar Giuseppe de Deo di Pianella, anno 1830, Pianella 3 luglio 1830.
[22] Con l’occasione si è cercato di rintracciare il testamento di Bernardino Todesco presso l’archivio di Stato di Teramo, ma mancando il riferimento ad un atto notarile non si è riuscito ad individuarlo solo con l’appunto della sua registrazione del solo testamento.
[23] Archivio di Stato di Teramo, notarile, notar Giuseppe de Deo, anno 1837, Pianella 14 febbraio 1837.
[24] A Pianella risulta residente, quantomeno dalla prima metà del ‘600, la famiglia che per sintesi diciamo del notaio Alessandro de Sanctis (1761-1815). Ha come capostipite Sante de Santis che coabita con suo fratello Annunzio Canonico in S. Antonio. La discendenza prosegue con Carlo e poi con i figli Venceslao che ritroviamo nel Catasto Onciario, ed Alessandro prematuramente scomparso. Da Alessandro si passa a Girolamo e da questi a suo figlio il notaio Alessandro de Sanctis. Nella prima metà dell’800 sono inoltre presenti a Pianella altri nuclei familiari con lo stesso cognome de Sanctis provenienti da Moscufo ed anche da Spoltore. A Cerratina inoltre è presente un’altra famiglia de Santis o de Sanctis tuttora attestata in paese.
[25] Dall’atto di morte della stessa Serafina Carusi si apprende che era figlia di Vincenzo e Vincenza Tomei, deceduta a Pianella il 10 marzo 1859 all’età di 79 anni, era nata in una non meglio precisata Serra.
[26] Vedi Di Leonardo 2021.
[27] La quarta parte del palazzo abitato dai Todesco oggi in via Umberto I, assegnata ai figli da Giovanni in questo documento del 1660, l’anno successivo 1661 fu venduta dai fratelli Carlo ed Orazio ai due fratellastri Giacinto Antonio e Giuseppe Antonio per la penna di notar Antonio de Dominicis di Civitaquana. Vedi infra.
[28] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Orazio Antonio Fiore di Pianella, anno 1660, Pianella 10 gennaio 1660.
[29] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Orazio Antonio Fiore di Pianella, anno 1660, come sopra.
[30] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Orazio Antonio Fiore di Pianella, anno 1660, come sopra.
[31] Marrone 2012, p. 519. Dall’atto notarile del 1660 abbiamo visto che il padre Giovanni nel dare la legittima ai figli Orazio e Carlo oltre a vari altri bene cede anche la quarta parte della casa attualmente abitata dallo stesso Giovanni; e quindi la descrizione della suddetta seconda casa potrebbe riferirsi a parte del palazzo Todesco oggi in via Umberto Primo. A conferma di questo l’immobile confina, così come è anche oggi, con la Rua Acquaria.
[32] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Antonio de Dominicis di Civitaquana, anno 1661, Pianella 30 settembre 1661. Nell’atto compare il Reverendo Don Carlo Todesco che acquista dai coniugi Domenico Medoro e Lucrezia Carlini, una casa in Rione San Leonardo con portico e cisterna per l’Acqua. L’immobile confina con Intino Melfi, i beni di Pompeo di Giovanni Berardino e la strada pubblica ed è stato venduto al prezzo di 425 ducati. Nello stesso anno 1661 i fratelli Orazio e Carlo vendono ai fratellastri Giacinto Antonio e Giuseppe Antonio la quarta parte del palazzo Todesco oggi in via Umberto I che il padre Giovanni aveva assegnato ai 2 figli solo l’anno precedente vedi Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Antonio de Dominicis di Civitaquana, anno 1661, Pianella 28 settembre 1661.
[33] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Orazio Antonio Fiore di Pianella, anno 1670, Pianella 3 gennaio 1670. Nell’atto il nostro Orazio viene indicato con la qualifica di Reverendo, evidentemente dopo la morte della moglie, si era appoggiato a qualche istituzione ecclesiastica diventato probabilmente sacerdote.
[34] Questa masseria era stata acquistata nel 1662 dal dottor Giovanni Domenico Cortellini da Tommaso de Caro e sua sorella Eleonora. Della masseria se ne parla anche nell’atto del 1703 del notar Pierini di Chieti, vedi infra.
[35] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Francesco Melfi di Pianella, anno 1724, Chieti 31 agosto 1724.
[36] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Francesco Melfi di Pianella, anno 1724, Pianella 2 ottobre 1724.
[37] Si noti come a pochi anni dal matrimonio con la Baronessa Forcella, che porta in dote il titolo (vedi infra), Ferdinando Todesco compare qui anche lui con il titolo nobiliare, privilegio che evidentemente in breve tempo si era fatto riconoscere sul bene feudale relativo ad una parte di Castiglione della Valle, oggi comune di Colledara.
[38] Marrone 2012, p. 339.
[39] La storia dell’immobile viene riportata in un atto notarile, che analizzeremo in seguito, relativo ad un accordo fra i due proprietari del palazzo: Tommaso Cortellini ed il cugino Pace Carlino, nel quale quest’ultimo cede la sua porzione al Cortellini. Vedi infra notar Giuseppe Pierini di Chieti, 23 luglio 1703.
[40] L’atto del 1633 contiene sia la trascrizione dei capitoli matrimoniali di Navilia Della Puca con Giacomo Reduzzi del 16 febbraio 1608, sia la trascrizione del lungo elenco di beni mobili, principalmente biancheria, avvenuta il 18 luglio 1610, oltre naturalmente la consegna della casa e del denaro. Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Dario Canale di Pianella, anno 1633, Pianella 19 aprile 1633.
[41] La notizia è riportata nell’atto successivo del 1649, quando la nonna Lavinia Della Puca dona metà della detta casa al nipote Giuseppe Carlini; nel documento viene esplicitamente specificato che l’altra metà dell’immobile è di proprietà della figlia Caterina Reduzzi, data dalla madre come dote in occasione del suo matrimonio. Vedi anche la ricostruzione di notar Pierini nell’atto del 1703.
[42] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Dario Canale di Pianella, anno 1649, Pianella 12 ottobre 1649.
[43] Si tratta del paese di Cervaro, oggi frazione di Crognaleto in provincia di Teramo dove, come vedremo in seguito ha origine la famiglia Cortellini (vedi infra).
[44] Archivio di Stato di Chieti, notarile, notar Giuseppe Pierini di Chieti, anno 1703, Pianella 23 luglio 1703.
[45] Presso l’Archivio di Stato di Pescara si conservano i repertori del notaio Antonio de Dominicis, ma purtroppo presenta numerose e vistose lacune; ad esempio non si conservano gli atti dall’anno 1662 al 1666.
[46] Si tratta della masseria che poi verrà acquistata dal Canonico Pardi.
[47] Verrocchio 2021p. 200. Archivio di Stato di Chieti, notarile, notar Costantino Marrone di Chieti, anno 1742, Chieti 17 maggio 1742. L’inventario è stato redatto a Chieti il 25 aprile 1742 nella casa presa dal Cortellini in affitto sita nel rione Trivigliano vicino la chiesa di S. Agata. La sua casa palaziata sita in Piano sant’Angelo, rione di Terra Nuova, era stata venduta da Gaetano Saverio Cortellini, qualche anno prima al fu Fabrizio de Caro di Chieti. Le due sorelle eredi: Annagilda e Silvia, cercheranno di annullare l’atto di vendita del suddetto palazzo.
[48] Archivio di Stato di Chieti, notarile, notar Giuseppe Pierini, anno 1716, Chieti 7 marzo 1716. Nell’atto interviene oltre Gaetano Saverio Cortellini anche Giuseppe Sabucchi di Pianella come procuratore ed in rappresentanza di suo zio Reverendo Don Antonio Sabucchi.
[49] Verrocchio 2021pp. 200-202. Archivio di Stato di Chieti, Corti Locali, Chieti, Busta 154, “Chieti. Atti civili per don Francesco Onofri e don Domenico Marrone di questa città contro Berardino di Giovan Pietro alias Plattello”, il sigillo è a p. 10v apposto su un documento sottoscritto da Tommaso Cortellini il 28 agosto 1697.
[50] Gaetano Saverio Cortellini muore prematuramente a Chieti nel 1742. Era sposato con Teresa Pisani, ma senza figli, per cui alla sua morte la famiglia Cortellini si estingue. Gaetano Saverio lascia eredi le sue due sorelle Annagilda e Silvia Cortellini, alla vedova viene riconsegnata la dote. Le sorelle per provvedere nei confronti di alcuni creditori, fanno redigere nel 1742 un inventario dei beni del fratello, inventario sopra menzionato, redatto da notar Costantino Marrone dove compare una ricca collezione di quadri e di libri, ma anche la presenza di scritture antiche in parte in pergamena.
[51] Documenti dell’Abruzzo teramano III, pp.443-448.
[52] Carderi 1973 p. 144.
[53] Non si è riusciti, purtroppo ad accertare con esattezza se il medico chirurgo Alessandro Cortellini, fosse un parente di quel Gaetano Saverio Cortellini che vende la casa al Canonico Pardi e da questi poi passa ai Todeschi.
[54] Un sunto dell’atto, datato Pescara 15 luglio 1952, a firma dello stesso notaio Alberto Tomei è presente nell’Archivio Parrocchiale di Pianella. Nello stesso archivio vi è una fotocopia dell’atto originale estratto dai protocolli del notaio custoditi presso l’Archivio Notarile Distrettuale di Teramo.
[55] Pianella e il suo risveglio, in “Le città d’Abruzzo”, Lanciano 1928. Ristampa a cura e con introduzione di Vittorio Morelli, Pianella 2018, p. 11.
[56] In Archivio dell’Arcidiocesi di Pescara e Penne, fondo Visite Pastorali, senza collocazione ma all’anno.
[57] “Don Emidio Todesco con provvisioni della Regia Camera - Pianella 1797”, Archivio di Stato di Teramo, Intendenza francese - secondo ufficio, busta 178, fascicolo 4167, anni 1797-98.
[58] Il matrimonio avvenne in casa Todesco il 20 aprile 1659 come risulta dall’Archivio Parrocchiale, Parrocchia di San Salvatore, libro dei matrimoni (1657-1767),
[59] Il documento riporta varie altre notizie, alcune desunte anche da altre fonti notarili: Caterina Valignani zia di Giovanna Antonia Valignani, vedova, risulta moglie di Luigi Henrici di Chieti ed erede di Pietro Antonio Stefanucci di Penne. Nella trascrizione dei capitoli matrimoniali compaiono come testimoni dell’atto Fabio Valignani e Cesare Scorpione. Archivio di Stato di Chieti, notarile, notar Giovanni Antonio Poccia di Chieti, Anno 1681, Chieti 30 marzo 1681. Il documento è riportato in Verrocchio 2021 p. 821, nota 2579.
[60] Per i capitoli matrimoniali fra Giacinto Antonio Todesco e Giovanna Antonia Valignani Archivio di Stato di Chieti, notarile, notar Giovanni Domenico Presutti di Penne, anno 1657, Penne 4 dicembre 1657. Il documento è riportato in Verrocchio 2021 p. 821, nota 2579.
[61] La causa si concluse con la consegna ai Todesco del denaro dovuto (oltre 1000 ducati con gli interessi) da parte dei cinque coeredi della Stefanucci. Vedi Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Luca de Deo di Pianella, anno 1772, Pianella 3 settembre 177.
[62] Nel 1720 Giuseppe Forcella (Barone del castello di Silvi, Castiglione della Valle, castello di Petto, Elice, Vestea) e la baronessa Anna Castiglione prendono possesso, attraverso un delegato con la qualifica di governatore, del paese di Castiglione della Valle. Archivio di Stato di Teramo, notarile, notar Ottaviano de Iacobis di Basciano, anno 1720, Castiglione della Valle 13 novembre 1720. La notizia è riportata in Carderi 1973 pp. 93-94,
[63] Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Francesco Melfi di Pianella, anno 1730, Pianella 2 luglio 1730. All’interno vi è allegato l’atto originale con i capitoli matrimoniali redatto per mano di Giovanni Valerio Binni di Atri, il giorno 8 aprile 1730 in Silvi. Presenti alla stipula dei capitoli sono oltre agli sposi, da Pianella il padre dello sposo Gaetano Todesco, Gaetano Orsolini che all’epoca esercitava la professione di notaio, Daniele Buccieri che di li a poco inizierà anche lui l’attività di notaio e Pasquale Orsolini.
[64] Per lo stemma Valignani e Torricella vedi Verrocchio 2021 p. 811 e p. 786. Gli stemmi in terza e quarta posti sotto potrebbero essere ricondotti anche della moglie di Gaetano Todesco oppure a Francesca Forcella che portò in dote attraverso il matrimonio con Ferdinando Todesco il titolo di baronale.
La famiglia Todesco di Pianella (scarica PDF)