Pianella in Archivio.
La storia moderna di Pianella attraverso la documentazione archivistica.
2 - Storia del palazzo di Gesualdo de Felici in piazza San Domenico.
L’acquisto dai De Caro nel 1725 e la successiva espansione nel 1763 acquisendo dall’Università le due case confinanti.
Diego Troiano
Vengono in questa sede presentati quattro atti notarili inerenti il passaggio del palazzo De Caro in piazza San Domenico attualmente piazza Garibaldi alla famiglia De Felici. L’operazione promossa da Gesualdo De Felici, barone di Poggio Ragone, fra il 1725 ed il 1763 vede la conformazione omogenea dell’imponente palazzo, ancora oggi abitato dai suoi discendenti, acquistando ed accorpando più immobili. Nello specifico tre case: il gruppo centrale, più grande, appartenente ad un ramo della famiglia De Caro e altre due case più piccole poste ai fianchi di questo nucleo centrale appartenenti all’Università.
Questi sono gli atti notarili di riferimento pubblicati in fotografia in appendice.
1 - 28 febbraio 1722, testamento di Silvio de Caro, (deceduto qualche settimana dopo e precisamente il 2 marzo 1722) con il quale lascia tre vani del suo palazzo, esattamente quelli sotto ed ai piedi della piazza, ad Antonio Di Berardino suo servitore. Lascia inoltre la quarta parte del palazzo, quella a lui spettante al monastero di San Domenico, e per tutto il resto istituisce eredi le sue due sorelle Tecla e Francesca. Le altre tre parti dell’immobile sono di pertinenza dei tre fratelli di Silvio, suor Tecla, Francesca ed il sacerdote Odoardo De Caro.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1722, Pianella 28 febbraio 1722.
2 - 21 ottobre 1722, suor Tecla e Francesca De Caro, sorelle ed eredi testamentarie del fu Silvio de Caro oltre a Odoardo de Caro altro fratello assegnano, come da volere testamentario di Silvio De Caro, tre vani di casa, sotto il palazzo, al servitore Antonio di Berardino.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1722, Pianella 21 ottobre 1722.
3 - 19 aprile 1725, Gesualdo De Felici delega come suo procuratore il barone Dante Probi residente a Napoli di acquistare il palazzo di Pianella di proprietà dei tre fratelli De Caro, Tecla, Francesca ed Odoardo. Il palazzo risulta di li a poco venduto, nel maggio del 1725 al De Felici per 600 ducati, per gli atti del notaio Domenico Veneziano di Napoli.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1725, Pianella 19 aprile 1725.
4 - 24 luglio 1725, Gesualdo De Felici acquista per 200 ducati dai monaci del monastero di San Domenico di Pianella la quarta parte del palazzo De Caro, pervenuta pochi anni prima al monastero per volere testamentario di Silvio De Caro. Con questo atto l’intero palazzo passa per complessivi 800 ducati dai De Caro al De Felici.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1725, Pianella 24 luglio 1725.
5 - 18 agosto 1763 Gesualdo de Felici acquista dall’Università di Pianella due case site in piazza San Domenico confinanti con la sua proprietà ex De Caro. Di li a poco con ogni evidenza, avvenne il restauro dell’intero immobile dando alla costruzione l’aspetto strutturale uniforme che ancora oggi possiede.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Luca De Deo di Pianella, anno 1763, Pianella 18 agosto 1763.
Per le fotografie dell’atto vedi Pianella in Archivio, parte 1 - Storia di Palazzo De Caro: l’Università di Pianella acquista nell’anno 1763 il palazzo per farne la propria sede istituzionale e due case dell’Università site in piazza San Domenico (la prima per uso del Governatore, della Corte e delle carceri civili e la seconda per uso di cancelleria) vengono vendute ai De Felici, che così ampliano il loro palazzo.
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Preciso che dagli studi che sto effettuando sul fondo notarile dell’Archivio di Stato di Pescara, emerge che in Pianella fra il ‘500 ed il ‘700 sono presenti ben quattro rami della famiglia De Caro, originari di Roccagloriosa in provincia di Salerno, diocesi di Policastro.
1 - Il primo ramo è quello attestato nella seconda metà del ‘500 con Luca Antonio e Giovanni Antonio de Caro, ramo che si estingue con Francesca figlia di Luca Antonio e che sposerà il cugino del padre dottor Federico De Caro.
2 - Il secondo ramo, con palazzo nei pressi della Porta Santa Maria e Collegiata di S. Antonio, è appunto quello del dott. Federico De Caro e che attraverso suo figlio Giovanni Vincenzo si estinguerà a Pianella con Rocco De Caro. Oltre alla discendenza di Domenica De Caro moglie di Giovanni Battista Sansonio di Venezia con la quale si estingue in Giovanni Paolo Sansonio - De Caro (nato 1724 ca) che assumerà poi definitivamente il cognome De Caro.
3 - Il terzo ramo, con palazzo nella piazza di San Domenico ora dei Di Felici, è presente a Pianella dagli anni ’30 del ‘600 con il dottor Felice De Caro di Roccagloriosa, attestato nel 1642 come governatore della città di Pianella per conto dei Farnese. La sua discendenza prosegue con Tommaso de Caro e si estingue con il figlio di quest’ultimo Silvio.
4 - Un quarto ramo, sempre originario di Roccagloriosa, è attestato a Pianella sul finire del ‘700 attraverso il giurista Filippo Ferdinando De Caro barone di San Severino (oggi frazione di Centola, già San Severino di Camerota in provincia di Salerno) e suo figlio Francesco Antonio De Caro, detto nei documenti di Napoli abitante a Pianella. Questi riuscì, facendo causa ai Sansonio - De Caro, a far riconoscere al suo ramo genealogico, la successione per linea maschile dell’Abbazia e Monte di Santo Spirito, costituito a Pianella e munito di ingenti beni, da Federico De Caro, congiunto del suddetto Francesco Antonio. Lo stesso beneficio infatti fu assegnato al figlio di quest’ultimo Filippo De Caro.
Il presente articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2022 su Academia.edu
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Foto 1 - Atto notarile del 28 febbraio 1722 inerente il testamento di Silvio de Caro, redatto in Pianella e proprio nel palazzo del Magnifico testatore, sito nel luogo detto la Piazza, confinante con la casa della “Curia” di detta Terra. Silvio, fra le vaie disposizioni, chiede di essere sepolto nella chiesa dei padri Carmelitani “nella sua sepoltura gentilizia della sua famiglia esistente dentro detta chiesa”.
Lascia eredi le sue due sorelle, la monaca suor Tecla e la signora Francesca De Caro dei suoi beni, sia quello che possiede nella città di Penne (probabilmente pervenutogli dalla dote di sia madre) sia quello che possiede a Pianella in contrada di Fonte del Gallo, oltre a “quanto della porzione che gli spetta nell’eredità del quondam suo zio in Napoli”,. Lascia anche eredi le sorelle di quello che rimane del prezzo “delle robbe dotali” della fu sua madre (che da altre fonti sappiamo si tratta di Giovanna Apollinare di Penne ). Prezzo che oggi si tiene da Onofrio Toro sempre di Penne, per vendita fattagli dallo stesso testatore. Allo stesso modo lascia le sue sorelle eredi di un capitale di censo pari a 170 ducati che lo stesso ha con l’Università di Pianella. Lascia a Francesca sua moglie 50 ducati annui di usufrutto sui suoi beni. Ordina inoltre che la dote della moglie da restituire in quanto la coppia non ha figli, si faccia con i capitali che lo stesso ha nella città di Napoli attraverso l’eredità di suo zio.
Come legato “lascia la sua porzione del palazzo al Venerabile convento di San Domenico di Pianella, pregando dette sue sorelle eredi, voglia assecondare e fare il simile a detta sua pia intenzione nelle loro altre porzioni”. Stabilisce inoltre che il convento possa entrarne in possesso della sua parte del palazzo (pari ad un quarto trattandosi di quattro fratelli), solo dopo la morte delle sorelle; e con il peso di far celebrare tante messe l’anno in suffragio.
Lascia inoltre al signor Don Placido De Sasso suo nipote “i suoi vestiti da comparsa, cioè quello di scarlatto trinato d’argento, quello a color celeste con bottoni d’oro, quello d’interlino da estate a color di feccia una con il suo forraiuolo di scarlatto, spadino e pelucche …”.
Lascia 10 carlini al reverendo curato Don Tommaso De Deo e altri 10 ai padri Carmelitani per la celebrazione di tante messe per l’anima sua.
Ed infine lascia ad Antonio suo servitore in ricompensa del suo buon servizio “tre stanze, cioè due superiori e una inferiore esistenti sotto il suo palazzo nel luogo detto del forno”. E successivamente, dopo la morte delle sue sorelle, in ottemperanza di 100 ducati promessi dallo stesso Silvio nei capitoli matrimoniali del suo servitore Antonio, lascia a quest’ultimo anche in terreno in Penne, una botte nuova di 16 salme, un tavolino con alcune sedie, un letto, 50 salme di mosto e due metri d’olio ogni anno, “e più tutti i suoi vestiti usati … e più una cassa d’abete da esso testatore comprata in Senegaglia”, un caldaruccio di rame, una catena di ferro da fuoco e un paio di stivali.
Segue un elenco di debiti e capitoli di censo dello stesso Silvio de Caro. Lascia esecutori del presente testamento i signori Carlo e Gesualdo De Felici ed infine lascia 5 ducati al notaio per la stipulazione e copia del presente suo testamento.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1722, Pianella 28 febbraio 1722.
Foto 1a - Ricostruzione genealogica del Ramo di Felice de Caro di Pianella.
Foto 2 - Atto notarile del 21 ottobre 1722, redatto in Pianella, nel palazzo sito nel luogo detto la Piazza di proprietà di Tecla e Francesca De Caro.
Si costituiscono le suddette signore “d’età maggiore, anzi mature” eredi del fu Silvio, oltre a Odoardo de Caro priore di Santo Spirito altro loro fratello, i quali dopo la morte di Silvio avvenuta nel mese di marzo del corrente anno, assegnano come da sua disposizione testamentaria, alcuni beni, al servitore Antonio di Berardino. Nello specifico ed in particolare donano “tre stanze accosto al loro palazzo cioè quella terriva, ove sta il forno che attualmente non sta in uso e l’altre due superiori al presente abitate da Angelo Antonio di Luise, confinantino con la Cancelleria di detta Terra.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1722, Pianella 21 ottobre 1722.
Foto 2a - Fotografia della parte bassa del palazzo De Caro comprendente sia la casa assegnata nel 1722 per volere testamentario di Silvio ad Antonio di Berardino, sia la parte della Cancelleria dell’Università acquistata nel 1763.
Foto 3 - Atto notarile redatto il 19 aprile del 1725 in Pianella, nel palazzo del Serenissimo Duca di Parma sito nei pressi della chiesa parrocchiale di San Salvatore.
Si costituisce il Magnifico Don Gesualdo de Felici, il quale dichiara che non potendo essere presente nella città di Napoli “per la distanza del luogo” e confidando “nella fede prudenza e integrità” del barone Signor Dante Probi, abitante nella suddetta città, lo “costituisce suo vero e legittimo procuratore speciale, con tutta la piena potestà, che conviene alle cose infrascritte, a’ comprare liberamente nel di lui nome e procura, senza patto di ricompra, dal Reverendo Sacerdote Don Odoardo e dalle Signore Donna Tecla e Donna Francesca De Caro, fratello e sorelle, tre porzioni che detti fratello e sorelle possiedono d’una casa palaziata sita in detta Terra e propriamente avanti la piazza di questa, giusta da un lato la casa dell’Università di detta Terra v volgarmente detta la casa della Corte, dall’altro la cancelleria di detta Università, da dietro la casa delli Reverendi Canonici della Collegiata Chiesa di S. Antonio Abate, la casa di Clemente de Angelis, di Casimiro Chiarieri e la strada pubblica ed altri confini. E più a comprare dal Venerabile Monastero di San Domenico di detta Terra, la quarta porzione della detta casa spettante a detto monastero in virtù di legato fattoli dal quondam Don Silvio De Caro, altro lor comune fratello, per la somma di ducati duecento per franca da ogni peso, per prezzo in unione di dette quattro porzioni di ducati Ottocento, quali voglia e possa detto procuratore pagarli e girarli a detti signori venditori anche per mezzo di pubblico banco per la causa predetta e con quelle cautele e patti che al medesimo parranno e piaceranno, e delle cose suddette farne rogare pubblico istrumento per mano di pubblico notaro …”.
Il palazzo, da altre fonti, risulta di li a poco, e precisamente nel maggio del 1725 venduto al De Felici per 600 ducati, per gli atti del notaio Domenico Veneziano di Napoli.
La scelta di Gesualdo De Felici di rivolgersi a Dante Probi residente a Napoli probabilmente è dovuta ai rapporti di parentela fra le due famiglie: si ricorda infatti che lo stesso Gesualdo è figlio di Tommaso e Ifigenia Probi di Atri. Interessante inoltre sottolineare che i tre fratelli De Caro risultano residenti in Napoli dove certamente avevano altri interessi e beni e che in tale data erano già cessati i rapporti con la cittadina abruzzese, tanto da decidere di vendere la loro casa di abitazione.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1725, Pianella 19 aprile 1725.
Foto 3a - Palazzo De Felici in Piazza Garibaldi, particolare della parte centrale dell’edificio corrispondente all’antico palazzo che De Caro venduto nel 1725 a Gesualdo De Felici.
Foto 4 - Atto notarile redatto il 24 luglio 1725, in Pianella, nel Venerabile Convento di San Domenico. Si costituiscono Gabriele Buccetti Reverendo Priore, Padre Fra Crisostomo Grilli, lettore e sottopriore, Fra Gabriele di Michele padre lettore e Fra Bonaventura Biscotti padre lettore. I suddetti asseriscono come il convento possiede, attraverso il lascito testamentario del 1722 del fu Don Silvio De Caro, la quarta parte “del palazzo sito in detta Terra, giusta li suoi confini: da un lato la Cancelleria di detta Terra, dall’altro lato la casa dell’Università di detta Terra volgarmente detta casa della Corte, da dietro la casa del Reverendo Capitolo … la casa di Clemente de Angelis, la casa di Casimiro Chiarieri e la strada pubblica ed avanti la piazza”. Pur essendo stabilito dal testamento che il monastero può entrare in possesso del lascito solo dopo la morte delle due sorelle del benefattore,
ma visto che nel passato mese di maggio i tre fratelli De Caro hanno ceduto, al prezzo di 600 ducati per mano del notaio Domenico Veneziano di Napoli, in beneficio del Signor Gesualdo De Felici, le loro rispettive tre parti del palazzo che qui viene espressamente specificato di Tommaso De Caro, padre del donante fu Don Silvio, Donna Tecla, Donna Francesca e Don Edoardo; allo stesso modo anche i monaci sono venuti alla seguente convenzione con il suddetto Gesualdo De Felici. Il monastero cede quindi al De Felici, senza patto di ricompra, il restante quarto del palazzo al prezzo di 200 ducati.
Le sorelle Tecla e Francesca rinunciano all’usufrutto che vantano sull’edificio per volere testamentario del fratello come appare evidente nell’atto notarile rogato dal notaio Giovanni Nicola di Mauro di Napoli il 23 luglio 1725.
I domenicani si obbligano a reinvestire la suddetta somma in compra di beni la cui rendita verrà utilizzata per celebrare tante messe in suffragio dell’anima di Silvio.
Annotato ai margini del documento, si attesta che il 7 agosto 1725 i 200 ducati della vendita furono rimpiegati dal convento nella stipulazione di un censo con i fratelli Francesco, Giuseppe e Pietro Franco come appare dall’atto del notaio Francesco Melfi di Pianella.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Gaetano Orsolini di Pianella, anno 1725, Pianella 24 luglio 1725.
Foto 5 - Il 18 agosto 1763, con atto notarile, l'Università di Pianelle vende la sua vecchia sede a Gesualdo De Felici, barone di Poggio Ragone, si tratta di “una casa molto antica, in parte caduta, per uso dei Governatori e Corte e delle carceri civili, di otto membri con caposcala, quattro superiori e quattro inferiori, sita a Capo la piazza di San Domenico, giusta davanti la stessa piazza, da dietro e da un lato detto Barone Gesualdo e dall'altro lato la strada pubblica”. Dalla confinazione si deduce che l’immobile rappresenta parte dell'attuale palazzo De Felice, ovvero la parte compresa fra l'attuale piazza Garibaldi e via Umberto I. Inoltre “similmente (vende) un'altra casa, antica, per uso di cancelleria, appiedi di essa piazza, di un membro superiore e un'altro inferiore e due botteghe, giusta davanti della piazza, da un lato e di sopra la gradinata, il palazzo di detto Barone Don Gesualdo e dall'altro lato e da piedi le case di Silvestro del quondam Tommaso Chiarieri, la via …”. La vendita dei due immobili avviene per il convenuto prezzo di 527 ducati, 67 grana e tre quarti.
Con l’acquisto il barone De Felici allarga la proprietà del suo palazzo, visto che gli edifici sono attaccati al palazzo acquistato nel 1725 dai De Caro e per un quarto dai monaci di San Domenico.
Alcuni documenti allegati all'atto in oggetto riportano in copia pubblici parlamenti, quelli del 2 e del 23 settembre del 1759 nonché quello del 1 marzo del 1760 nei quali si stabilì la convenienza per l’Università di vendere la casa a capo la piazza e quella della Cancellerie (entrambe attaccate alla casa del barone De Felici) per acquistare con il ricavato un più grande e comodo edificio ovvero la casa palaziata di Paolo Sansonio De Caro presso la Porta Santa Maria. La consistenza di questi due immobili, dell’Università sono dettagliatamente descritti nell’apprezzo che si allega all’atto.
Per le fotografie dell’atto vedi Pianella in Archivio, parte 1 - Storia di Palazzo De Caro: l’Università di Pianella acquista nell’anno 1763 il palazzo per farne la propria sede istituzionale e due case dell’Università site in piazza San Domenico (la prima per uso del Governatore, della Corte e delle carceri civili e la seconda per uso di cancelleria) vengono vendute ai De Felici, che così ampliano il loro palazzo.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, Notar Luca de Deo di Pianella, anno 1763, Pianella 18 agosto 1763.
2 - Storia di palazzo De Felici in piazza S. Domenico (scarica il PDF)